Aiuto Biblico

Salvati solo per Grazia

Tito 3:3-15

Sermone di Leonardo Bevilacqua, www.Aiutobiblico.org per domenica, 12 ottobre 2025
Descrizione: Dio ci ha salvati per grazia, non per opere, per mezzo del sacrificio di Cristo. Consideriamo l’opera di salvezza che Dio ha compiuto in noi.
parole chiave: salvezza, grazia, opere, evita, settario

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Introduzione

Di natura, quando pensiamo alla vita cristiana, a cosa tendiamo a pensare? Di solito, pensiamo ai comandamenti. Pensiamo a come dobbiamo vivere.

Spesso siamo così presi con il cercare di fare bene, che ci dimentichiamo quello che Dio ha fatto per noi, nella nostra vita, salvandoci. E perdiamo di vista chi siamo per Dio, e il suo cuore per noi. E così, ci diamo da fare, ci impegniamo, ma la vita cristiana diventa pesante, perché stiamo guardando la vita cristiana dalla prospettiva sbagliata.

Nell’ultimo sermone abbiamo studiato i primi due versetti di Tito 3. Se vi ricordate, Paolo ha affidato a Tito il compito di ricordare ai credenti a Creta come vivere in alcuni aspetti della vita cristiana. E tramite la Parola di Dio, Dio ricorda anche a noi le stesse verità. Quando abbiamo bisogno che ci vengano ricordate queste cose!

Abbiamo visto alcuni aspetti di come vivere la vita cristiana in generale, come il sottometterci alle autorità che Dio ha stabilito, essere ubbidienti e essere pronti ad ogni buona opera. Ma abbiamo visto anche alcuni aspetti specifici che riguardavano come vivere i rapporti con gli altri.

Vedete la bontà di Dio che ci insegna come vivere in ogni campo della vita, perché vuole che abbiamo una vita benedetta e piena di frutto spirituale. Questo è il cuore di Dio per noi.

La nostra condizione passata

Quindi, Paolo ha appena parlato di come dobbiamo vivere la vita cristiana. Adesso, dal v3, ci ricorda l’opera di Dio nella nostra vita. Inizia parlando della nostra condizione prima che Dio ci salvasse, per poi ricordarci l’opera di Dio in noi e spronarci a darci da fare nel vivere come credenti. Seguite mentre leggo il v3.

“3 Anche noi infatti un tempo eravamo insensati, ribelli, erranti, schiavi di varie concupiscenze e voluttà, vivendo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci gli uni gli altri.” (Tito 3:3 LND)

Qua Paolo descrive la condizione di ciascuno di noi prima della salvezza. È buono ricordare come eravamo prima che Dio ci salvasse. Allora, consideriamo questi punti che Paolo menziona.

Eravamo insensati, cioè non avevamo buon senno. Il buon senno, la saggezza, vengono solo da Dio. Ma non avevamo Dio. Piuttosto, eravamo lontani da Dio. E così vivevamo in modo stolto, lontani da Dio, sulla via che ci stava portando al tormento eterno.

Poi, dice che eravamo ribelli, erranti, schiavi di varie concupiscenze e voluttà. Dio ci ha creati per avere un rapporto con Lui, che è l’unico rapporto che veramente soddisfa il nostro cuore. Ma per avere un rapporto con Lui, è fondamentale che camminiamo come Lui ci comanda. Noi, invece, eravamo ribelli, cioè andavamo contro la legge di Dio, contro il piano di Dio. E perciò, eravamo erranti, come pecore che si ribellano all’autorità del loro pastore, e scappano via dal pastore, ma poi non hanno direzione e non sanno dove andare. E, per forza, a quel punto possono solo vagare, senza meta, senza scopo, con un cuore insoddisfatto. Noi eravamo così. Eravamo erranti.

Eravamo anche schiavi di varie concupiscenze e voluttà. In altre parole eravamo schiavi dei nostri peccati, dei nostri desideri e piaceri che erano carnali e peccaminosi. Eravamo schiavi. Il nostro peccato ci teneva in schiavitù. E non potevamo liberarci da quella schiavitù per conto nostro. Eravamo prigionieri in una prigione di peccato, il nostro peccato.

Vivevamo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci gli uni gli altri. Il nostro cuore era pieno di peccato, e così anche i nostri rapporti erano macchiati. Invece di avere rapporti pieni di amore avevamo rapporti pieni di cattiveria, che è odio. Eravamo pieni di invidia, che è un brutto peccato. Eravamo odiosi, degni di essere odiati, a causa dei nostri peccati. E odiavamo gli uni gli altri, piuttosto di avere amore per gli altri. Tutto nella nostra vita era macchiato di peccato. E tutto era rovinato dal peccato. Tutto quello di buono che Dio ha creato è stato distrutto dal peccato.

Eravamo peccatori davanti a Dio, e a causa di tutti i nostri peccati dovevamo essere giudicati e condannati al tormento eterno, che è la separazione eterna da Dio. Quella sarebbe stata la giusta punizione per i nostri peccati, perché con la nostra vita, con i nostri peccati, siamo andati contro Dio, contro la sua legge, contro la sua volontà. Abbiamo scelto di ribellarci a Dio invece di sottometterci a Lui. E abbiamo offeso Dio terribilmente con i nostri peccati.

E per una colpa così grande contro il nostro Creatore, la giusta punizione era il tormento eterno, la separazione eterna da Lui. Dio è tre volte santo, odia il peccato. E Dio è il giusto giudice, che vuol dire che deve punire il peccato, non può solo ignorarlo.

Questa era la nostra condizione davanti a Dio: peccatori, schiavi dei nostri peccati, con davanti a noi il giudizio e la condanna certa al tormento eterno.

L’opera di Dio nella nostra vita

Fratelli, ci trovavamo in una condizione disperata. Ma mentre ci trovavamo in quella condizione così disperata, Dio è intervenuto. Dio ha operato in noi. Allora, consideriamo la meravigliosa opera di Dio nel nostro cuore. Seguite mentre leggo i vv4-5.

“4 Ma quando apparvero la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore verso gli uomini, 5 egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia,” (Tito 3:4-5a LND)

Ci trovavamo in una condizione terribile e senza speranza. Ma mentre ci trovavamo in quella condizione così terribile, mentre eravamo odiosi, mentre eravamo coperti di peccato, Dio è intervenuto con bontà e amore, per grazia. Avevamo offeso Dio terribilmente. Meritavamo solo la condanna eterna. Ma Dio, con una grazia immensa, ha agito per darci quello che NON meritavamo.

La bontà e l’amore di Dio sono apparsi, nel senso che Dio ha avuto bontà e amore verso di noi, volendo salvarci, quando invece meritavamo solo giudizio e distruzione.

E nella sua bontà e nel suo infinito amore Dio ci ha salvati, cioè ci ha strappati da quella condizione terribile in cui ci trovavamo. Eravamo colpevoli davanti a Lui, in attesa di giudizio, e avendo la condanna certa davanti a noi, ma Dio ci ha salvati da tutto questo, e non per opere nostre, ma SOLO per grazia.

Infatti, nel v5 leggiamo:

“5 egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia...” (Tito 3:5a LND)

NON per opere giuste che noi avessimo fatto, perché non avremmo mai potuto fare abbastanza opere giuste per essere salvati. E nessuna opera che avremmo mai potuto fare avrebbe potuto salvarci, perché qualunque opera sarebbe stata macchiata di peccato.

Dio ci ha salvati solo per la sua misericordia. Dio ci ha dato il bene che non meritavamo, e ha scelto di NON darci il male che invece meritavamo. Ha scelto di salvarci, e di non condannarci. Questo è il cuore di Dio verso di noi!

Così, proprio perché Dio ci ha salvati per grazia, non dobbiamo più essere giudicati e condannati per l’eternità. Piuttosto, davanti a noi sta un’eternità di gioia alla presenza di Dio, che ci aspetta. Che amore Dio ha avuto verso di noi!

Come Dio ha operato

Ma com’era possibile che Dio ci salvasse? Eravamo giustamente sotto condanna, perché eravamo colpevoli. E Dio è santo, cioè odia il peccato e non può permettere il peccato nella sua presenza. Dio è anche un giusto giudice, che non può solo cancellare il peccato, ma deve punire il peccato. Allora, come potrebbe Dio salvarci, visto chi è Lui e la gravità della nostra condizione? Paolo ce lo spiega nei vv 5-6. Seguite mentre leggo.

“5 egli ci ha salvati non per opere giuste che noi avessimo fatto, ma secondo la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e il rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha copiosamente sparso su di noi, per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore,” (Tito 3:5-6 LND)

Consideriamo come Dio poteva conciliare la sua assoluta santità e giustizia con la sua misericordia e il suo cuore di volerci salvare.

Il lavacro della rigenerazione

Nel v5 leggiamo che Dio ci ha salvati “mediante il lavacro della rigenerazione”. “Lavacro” vuol dire “lavaggio”. Dio ci ha salvati mediante il lavaggio della rigenerazione, cioè, siamo stati lavati dai nostri peccati tramite la rigenerazione. Eravamo morti nei nostri peccati. Eravamo senza vita spirituale. Ma Dio ci ha rigenerati, cioè ci ha dato nuova vita spirituale, e così ci ha lavati dai nostri peccati. Ciascuno di noi che è in Cristo è morto al peccato, e adesso è vivo in Cristo.

Il rinnovamento dello Spirito Santo

Dio ci ha salvati mediante il lavacro della rigenerazione e il “rinnovamento dello Spirito Santo”. Il rinnovamento dello Spirito Santo è un completo cambiamento che lo Spirito Santo ha operato in noi. Noi che siamo in Cristo siamo rinnovati. Tutto il vecchio uomo peccaminoso, di cui abbiamo letto prima, è stato tolto e cambiato in nuovo. Questa è la nuova nascita che avviene quando c’è vera salvezza. Questo è diventare nuove creature.

Dio ci ha salvati facendoci diventare nuove creature per mezzo dell’opera dello Spirito Santo in noi. Ha copiosamente sparso il suo Spirito su di noi, per mezzo di Cristo, e lo Spirito di Dio adesso abita in noi.

Era tutto per mezzo di Gesù Cristo, che si riferisce all’opera di Gesù Cristo sulla croce.

In 2Corinzi 5:21 leggiamo dell’opera di Cristo. Ve lo leggo.

“21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi fossimo fatti giustizia di Dio in lui.” (2Corinzi 5:21 LND)

Dio ha fatto essere peccato per noi Gesù Cristo, affinché noi, per mezzo della sua opera, fossimo giustificati.

Dio ha mandato Gesù Cristo nel mondo per caricarsi con i nostri peccati. Ed essendosi caricato con i nostri peccati, Cristo è andato alla croce, e ha subito Lui l’ira del Padre al posto nostro, per tutti i nostri peccati. Gesù Cristo ha pagato al posto nostro per tutti i nostri peccati, sulla croce. Ha deposto la sua vita per noi. Ma poi, il terzo giorno, visto che quel pagamento era completo e pienamente accettato dal Padre, Gesù Cristo è risuscitato vittorioso. Ha vinto la morte e il peccato. Quel sacrificio che Cristo ha compiuto per noi è completo ed efficace per pagare per tutti i nostri peccati, perché era perfetto ed è stato completamente accettato da Dio Padre. In questo modo, per mezzo del sacrificio di Cristo, poiché Lui ha pagato per noi il nostro debito di peccato, la giustizia di Dio è soddisfatta. I nostri peccati non sono più sul nostro conto, perché Cristo ha già pagato per tutti quei peccati. Ed ora noi siamo coperti con la giustizia di Cristo.

Perciò, per mezzo del sacrificio di Cristo, noi siamo morti al peccato e viventi in Cristo. Siamo nuove creature, rigenerati e rinnovati, per mezzo dell’opera di Gesù Cristo.

Lode a Dio per quello che Cristo ha fatto per noi!

Lo scopo

Dio ha avuto grande bontà e grande amore verso di noi salvandoci. E ci ha salvati con uno scopo, uno scopo meraviglioso, uno scopo di grazia. Seguite mentre leggo il v7.

“7 affinché, giustificati per la sua grazia, diventassimo eredi secondo la speranza della vita eterna.” (Tito 3:7 LND)

Dio ci ha giustificati per la sua grazia, non per opere, ma solo, esclusivamente per grazia.

“Giustificare” vuol dire “rendere giusto”. Eravamo colpevoli davanti a Dio, eravamo macchiati con i nostri tanti peccati, ma dopo che ci ha perdonati in Cristo, caricando i nostri peccati su di Lui, Dio ci ha giustificati, cioè ci ha resi giusti. Dio ci ha resi giusti coprendoci con la giustizia di Cristo. Così, adesso, quando Dio guarda noi, ci vede non più coperti con i nostri peccati, ma piuttosto coperti con la giustizia di Cristo, perché la giustizia di Cristo si applica a noi.

Allora, visto che adesso siamo giustificati davanti a Dio, per la sua grazia, possiamo godere della benedizione che Dio ha preparato per noi, che è lo scopo per cui ci ha salvati. Essendo salvati, siamo diventati eredi della promessa della vita eterna. Abbiamo la vita eterna che di aspetta, l’eternità con Dio, in comunione con Lui, per sempre. Quella promessa è nostra ed è certa. Pensate: a NOI, che eravamo nemici e ribelli, Dio ha dato la speranza della vita eterna con Lui! Che grazia! Che misericordia!

In Romani 8:17 leggiamo che siamo coeredi di Cristo. Ve lo leggo.

“17 E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati.” (Romani 8:17 LND)

In Cristo siamo figli di Dio, e come figli siamo eredi di Dio, e coeredi con Cristo. Abbiamo davanti a noi l’eternità con Dio e saremo glorificati con Cristo. Vi ricordate cosa abbiamo letto prima della nostra condizione passata? Vedete il cuore di Dio? Ha scelto di salvarci, e di darci un’eredità di valore inconcepibile. Io, e te, se sei in Cristo, abbiamo la certezza che staremo alla presenza di Dio, glorificati, per l’eternità. Che Dio apra il nostro cuore per più a fondo la grandezza di questa verità!

Afferma con Forza

Paolo all’inizio del capitolo, nei vv1-2, ci ha ricordato come vivere in alcuni campi della vita cristiana. Poi ci ha ricordato l’opera meravigliosa di salvezza che Dio ha compiuto in noi. Adesso, Paolo esorta Tito ad affermare con forza queste verità. Seguite mentre leggo il v8.

“8 Sicura è questa parola, e voglio che tu affermi con forza queste cose, affinché quelli che hanno creduto in Dio abbiano cura di applicarsi a opere buone. Queste sono le cose buone e utili agli uomini.” (Tito 3:8 LND)

Prima di tutto notate la verità meravigliosa all’inizio del versetto. “SICURA è questa parola”. La Parola di Dio è sicura. Le verità di Dio sono sicure. Quello che Dio ha fatto in noi non è una storiella, è una vera opera di Dio, che è sicura. E la speranza che abbiamo non è vaga, è sicura e certa. Lode a Dio! Se sei fondato sulla parola di Dio, sei fondato su una base solida che non verrà mai meno.

Tito doveva affermare con forza queste cose ai credenti che stava curando. E tramite la Parola di Dio, queste cose vengono affermate con forza anche a noi. E questo con uno scopo: affinché viviamo la vita cristiana bene.

Paolo comanda a Tito di affermare con forza queste cose con il traguardo che i credenti abbiano cura di applicarsi alle buone opere. Avere cura di applicarsi a buone opere descrive un cammino in cui si ha un forte impegno, dedicandosi con cura e costanza, a fare opere buone. Le opere buone sono quelle opere che portano gloria a Dio facendo sì che altri conoscano più di Cristo. Abbiamo già parlato delle buone opere nell’ultimo sermone.

Notate che Paolo aveva appena parlato di fare buone opere, nel v1, e adesso le menziona ancora. Infatti, parla di buone opere ben sette volte in questa breve epistola, perché sono così importanti. Ogni vero credente deve avere un cammino in cui ha cura di applicarsi alle buone opere. La vita di ogni vero credente deve essere spesa per glorificare Dio e fare sì che altri conoscano Cristo di più. Una vita che non abbonda di buone opere, e quindi, non abbonda di frutto spirituale, è una vita sprecata. Prego che ciascuno di noi avrà cura di applicarsi a quello che conta, per avere una vita che porta tanto frutto alla gloria di Dio!

Paolo dichiara che queste sono le cose buone e utili agli uomini. Questo è quello che ci serve conoscere e mettere in pratica nella vita cristiana. Paolo qua fa confronto con quello di cui sta per parlare nei prossimi versetti che, al contrario, NON è buono e NON utile.

Discorsi vani

Seguite mentre leggo il v9 e ascoltiamo mentre Paolo ci spiega cosa non è buono e utile, e quindi, quali sono le cose che dobbiamo evitare.

“9 Ma evita le discussioni stolte, le genealogie, le contese e le dispute intorno alla legge, perché sono inutili e vane.” (Tito 3:9 LND)

Dio, tramite Paolo, ci comanda di evitare una serie di cose, che sono inutili e vane. Notate che qua Paolo usa il verbo “evita”. Vuol dire: allontanati, scappa. È un verbo attivo, è qualcosa che dobbiamo fare noi, attivamente. Dobbiamo attivamente evitare, allontanarci, scappare, da queste cose che elenca qua.

Dio, tramite Paolo, ci comanda di evitare le discussioni stolte e le genealogie. Dobbiamo evitare i discorsi che sembrano spirituali ma che in realtà sono stolti, carnali, senza Dio e inutili. Sono discorsi che non toccano la vita pratica, il cammino quotidiano, ma sono solo intellettuali, gonfiano e non portano buon frutto.

Poi ci comanda di evitare le contese e le dispute intorno alla legge. Queste discussioni portano divisione anziché unità e portano ad essere lontani da Dio anziché aiutarci a crescere. Queste contese e dispute portano solo brutti frutti. Sono discorsi di cose in cui non è possibile avere una chiara risposta. Sono discussioni che sono speculazioni. Non si può mai sapere quale posizione è quella giusta. Questi discorsi non portano mai buoni frutti, e non edificano, piuttosto, creano divisioni.

Dio qua ci dichiara chiaramente che queste cose sono inutili e vane. Non ci aiutano nel cammino, non ci fanno crescere, non ci mostrano più di Cristo. Piuttosto solo riempiono la mente e gonfiano il cuore. Sono un danno spirituale.

Gli uomini settari

Poi Paolo parla ancora di cosa dobbiamo evitare, e ci spiega quali uomini sono da evitare. Leggo i vv10-11.

“10 Evita l’uomo settario, dopo una prima e una seconda ammonizione, 11 sapendo che un tale è pervertito e pecca, essendo condannato da se stesso.” (Tito 3:10-11 LND)

Di nuovo troviamo il comandamento: “evita”, allontanati, non avere a che fare. Dobbiamo evitare l’uomo settario.

Chi sono gli uomini settari

L’uomo settario è colui che crea divisione nella chiesa. È un uomo pervertito, che segue e predica una falsa dottrina che non è da Dio. Segue e predica cose “storte”, cioè cose che non sono in linea con le verità di Dio.

L’uomo settario pecca perché insegnando cose false cerca di dividere e danneggiare la chiesa di Cristo. Questo è un grave peccato davanti a Dio. L’uomo settario vuole avere ragione e non ha il vero timore di Dio.

Però, fratelli, anche noi possiamo cadere in questo grave peccato. Per esempio, nell’ultimo sermone abbiamo visto il comandamento di non dire male di alcuno. Se parliamo male di un fratello con un altro fratello, non per capire come aiutarlo, ma solo per sparlare di lui, possiamo anche noi essere settari, causando divisioni nella chiesa. Ma, possiamo peccare in questo anche affermando cose che in realtà non conosciamo bene, e perciò, sbagliamo. Il timore di Dio ci spinge a non parlare di quello che non sappiamo, sempre, ma ancora di più quando parliamo delle cose di Dio.

Come agire con loro

Notate però, che Dio, tramite Paolo, ci spiega precisamente come agire con gli uomini settari. Prima di evitare l’uomo settario servono due ammonizioni. Se dopo le ammonizioni non si ravvede, bisogna evitarlo. Non bisogna accoglierlo come fratello, ma stargli lontano e non avere niente a che fare con lui. Dobbiamo considerare che, visto che sono gli anziani che insegnano e proteggono la chiesa dai falsi insegnamenti, anche qua, possiamo comprendere che sono gli anziani che riconoscono chi è un uomo settario e lo ammoniscono.

Fratelli, Dio ci ama e vuole proteggerci come chiesa. E anche in questo caso vediamo l’amore e la cura di Dio per noi. La vera saggezza sta nell’ascoltare e mettere in pratica quello che Dio ha stabilito per proteggere la sua chiesa. E in questo brano ci spiega come agire quando c’è un uomo settario nella chiesa. Prego che vedremo e rimarremo meravigliati dal cuore di Dio per noi, pieno di amore e che vuole curarci.

Ultime esortazioni

Ormai siamo arrivati verso la fine dell’epistola, e adesso Paolo aggiunge alcune istruzioni per Tito, spiegandogli come comportarsi riguardo alcune questioni. Seguite mentre leggo i vv12-13.

“12 Quando ti avrò mandato Artema o Tichico, fa’ di tutto per venire da me a Nicopoli, perché ho deciso di passare l’inverno lì. 13 Provvedi con cura al viaggio di Zena, il giurista della legge, e di Apollo, affinché non manchi loro nulla.” (Tito 3:12-13 LND)

Notate il rapporto che c’era fra Paolo e Tito. Tra di loro c’era vero amore. Paolo voleva avere Tito con sé, e per questo gli comanda di fare di tutto per venire da lui. Avevano un vero e forte legame in Cristo. Come sono i tuoi rapporti con i fratelli o le sorelle della chiesa? Hai rapporti in cui c’è vero amore e un profondo legame? Questi rapporti sono una grandissima benedizione e un dono da Dio.

Poi, notate il cuore di Paolo nel v13. Aveva a cuore Zena e Apollo, questi due uomini che dovevano affrontare questo viaggio, che era una missione per il Signore. Voleva essere sicuro che avessero tutto il necessario per il viaggio. Perciò comanda a Tito di assicurarsi che Zena e Apollo avessero tutto quello che poteva servire loro. Non doveva solo dare un’offerta, doveva proprio essere sicuro che avessero tutto. Questo richiedeva pensiero e impegno per informarsi.

Tu hai un cuore che pensa agli altri? Pensi ai bisogni degli altri, al punto che ti spinge a voler essere sicuro che abbiano tutto quello che serve, anche se non è tua responsabilità? Quanta gioia e pace possiamo avere quando viviamo pensando agli altri e non a noi stessi. Allora, il frutto che portano loro viene applicato anche al nostro conto.

In Matteo 10:42 leggiamo:

“42 E chiunque darà da bere solo un bicchiere d’acqua fredda a uno di questi piccoli nel nome di un discepolo, in verità vi dico, che egli non perderà affatto il suo premio.” (Matteo 10:42 LND)

E in Marco 9:41:

“41 Chiunque infatti vi dà da bere un bicchiere d’acqua nel nome mio, perché siete di Cristo, io vi dico in verità che non perderà affatto la sua ricompensa.” (Marco 9:41 LND)

Anche semplicemente provvedere ai bisogni pratici più basilari di chi compie l’opera di Dio è considerato di grande valore agli occhi di Dio. Oh prego che avremo gli occhi aperti per notare i bisogni, e il cuore pronto a darsi da fare per provvedere ai bisogni degli altri.

Dedicarsi ai bisogni urgenti

Paolo fa un’ultima esortazione a Tito riguardo ai credenti a Creta. Notate che ancora, per la settima volta, parla di buone opere. Leggo il v14.

“14 Or imparino anche i nostri a dedicarsi a buone opere per i bisogni urgenti, affinché non siano senza frutto.” (Tito 3:14 LND)

Quanto è importante che ci dedichiamo a fare buone opere per i bisogni urgenti. Dedicarsi alle buone opere viene da un cuore che veramente ama gli altri e ha a cuore il Regno di Dio.

Dio ci mette davanti bisogni urgenti, per cui bisogna provvedere velocemente. A volte sono bisogni pratici, che spesso sono facili da riconoscere. Ma molto più spesso sono bisogni spirituali, che facilmente passano inosservati. Come rispondiamo ai bisogni urgenti dimostra molto della condizione del nostro cuore. Siamo pronti a fare sacrifici per provvedere per i bisogni degli altri?

C’è chi ha bisogno di aiuto pratico, per esempio con il preparare i pasti, o con il pulire la casa, o con il curare i figli. Ma c’è anche chi ha bisogno di una parola di incoraggiamento, di preghiera, o anche solo di avere qualcuno vicino. Sei pronto a dedicarti alle buone opere per i bisogni urgenti? Prego che avremo quel cuore.

Un vero credente si dedica alle buone opere per i bisogni urgenti. E quello è un frutto di vera salvezza, perché dimostra un cuore pieno di amore e grazia verso gli altri. Tu vedi chiaro frutto nella tua vita in questo campo? Se no, ravvediti e impara a dedicarti alle buone opere.

I credenti a Creta non si dedicavano alle buone opere. Per questo Paolo li esorta. E anche noi abbiamo bisogno di essere esortati, in tanti campi diversi.

Saluti

Nel v15 Paolo chiude l’epistola con i saluti. Anche qua ci sono buone lezioni per noi. Leggo il v15.

“15 Tutti quelli che sono con me ti salutano. Saluta quelli che ci amano in fede. La grazia sia con tutti voi. Amen.” (Tito 3:15 LND)

Pensate a quanto questi saluti sarebbero stati di incoraggiamento per Tito. C’erano altri che pensavano a lui e, probabilmente, pregavano per lui nel suo ruolo a Creta. Immaginate che incoraggiamento sarebbe stato per Tito ricevere questi saluti.

Poi, notate come Paolo chiama i fratelli quando chiede a Tito di salutare “quelli che ci amano in fede”. Dio intende che ci sia vero, tenero, puro amore tra i credenti. Paolo e quelli che erano con lui amavano i credenti a Creta, e i credenti a Creta amavano loro. Che buon esempio di come dovrebbero essere i rapporti in chiesa, con vero amore cristiano, avendo Gesù Cristo stesso come esempio. Prego che i nostri rapporti in chiesa saranno sempre più pieni di vero amore, come Dio intende.

Paolo chiude con la preghiera tipica delle sue epistole: “La grazia sia con tutti voi”. Che buona preghiera! Abbiamo bisogno della grazia di Dio, tutti i giorni, perché nessuno di noi è sufficiente nel cammino. E grazie a Dio, la grazia di Dio è con noi!

Conclusione

Siamo arrivati alla fine dell’epistola di Tito. È un’epistola per certi versi molto pratica, che ci mostra come vivere giorno per giorno la vita cristiana. Ma, allo stesso tempo, questo libro ci insegna a vivere tenendo in mente l’opera di grazia che Dio ha fatto in noi, salvandoci. E ci insegna anche a tenere davanti agli occhi l’eternità, la speranza che abbiamo in Cristo, che è certa e ci aspetta.

Viviamo oggi per la gloria di Dio, mettendo in pratica quello che abbiamo visto, portando frutto per il nostro Signore, ed essendo pronti ad entrare nella sua presenza.