Aiuto Biblico

False accuse e come rispondere

Sermone di Marco deFelice, www.AiutoBiblico.org per mercoledì, 10 maggio 2023, – cmd dp –

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Discorso 1: Confessare veramente il nostro peccato

In Genesi 3 leggiamo del peccato di Adamo e Eva. Mentre leggiamo, consideriamo se Adamo confessa il suo peccato oppure no.

“8 Poi udirono la voce dell’Eterno DIO che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno DIO fra gli alberi del giardino. 9 Allora l’Eterno DIO chiamò l’uomo e gli disse: "Dove sei?". 10 Egli rispose: "Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto". 11 E DIO disse: "Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero del quale io ti avevo comandato di non mangiare?". 12 L’uomo rispose: "La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato".” (Genesi 3:8-12 LND)

Allora, Adamo nega il suo peccato? No, lui ammette il suo peccato.

Però, prende la colpa pienamente? Oltre ad ammettere il peccato Adamo ha detto: “La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”.

Consideriamo che, ogni volta che aggiungiamo alla nostra confessione un motivo per cui abbiamo peccato, non è una vera confessione del nostro peccato davanti a Dio. E se non confessiamo pienamente il nostro peccato, non possiamo avere pace.

Nel Salmo 32 leggiamo:

“Mentre tacevo, le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno.” (Salmo 32:3 LND)

Non abbiamo pace perché non ammettiamo quello che è evidente. Adamo non poteva negare ciò che era successo, ma non si prendeva la responsabilità per le sue azioni.

Non è chiedere perdono quando diciamo “perdonami, però mi hai provocato”, o “perdonami, però ero stanco”, o “perdonami, però quello che avevi detto era sbagliato”, o “perdonami, però mi hai fatto del male e mi hai trattato ingiustamente.”

Ogni volta che diciamo “perdonami, però”, non siamo ravveduti davanti a Dio, e quindi, non siamo perdonati davanti a Dio.

Nel Salmo 51 Davide ci dà un esempio di cosa vuol dire essere veramente ravveduto.

“3 Poiché riconosco i miei misfatti e il mio peccato mi sta sempre davanti. 4 Ho peccato contro di te, contro te solo, e ho fatto ciò che è male agli occhi tuoi...” (Salmo 51:3-4 LND)

Davide non dice che il peccato degli altri è davanti ai suoi occhi. Il suo peccato e nient’altro era davanti ai suoi occhi. Questo perché solo il suo peccato lo teneva lontano da Dio.

Quanto è importante confessare i nostri peccati. Finché aggiungiamo giustificazioni non siamo ravveduti. Forse inganniamo gli altri ma non inganniamo Dio.

Discorso 2: Consideriamo le false accuse

Ora consideriamo le false accuse e come ci arrivano. Immagino che abbiamo tutti ricevuto false accuse nei seguenti modi e forse in tutti e tre i modi.

Categoria 1) l’accusa va contro la chiara e buona reputazione, che ha una persona.

Categoria 2) l’accusa è contro qualcosa che potrebbe SEMBRAREquell’atto (quell'azione), ma non ci sono le prove e non si conosce la persona e la sua reputazione se buona o no.

Categoria 3) l’accusa è conforme alla chiara reputazione di quella persona.

Allora, consideriamo le tre categorie e come reagire:

1) l’accusa va contro la chiara reputazione.

Diciamo che un uomo ha un amico del cuore e si vedono ogni settimana. Quest’uomo è sempre stato a casa dell'amico e l’ha sempre aiutato a lavorare e fare progetti. Però, un bel giorno l’amico non trova un attrezzo e accusa l’uomo di aver rubato quell'attrezzo da casa sua.

Negli anni l’uomo ha prestato attrezzi all’amico e l’amico a lui. L’uomo è sempre stato corretto con l’amico, ma un bel giorno, improvvisamente, l’amico lo accusa di aver rubato un attrezzo che gli manca.

Come dovrebbe reagire biblicamente quest’uomo a questa falsa accusa? Come dovrebbe reagire visto l’ottima reputazione che ha stabilito da anni con l’amico? Come dovrebbe reagire nel timore di Dio? Con quale cuore dovrebbe rispondere?

Con umiltà.

Se lui dovesse scattare con orgoglio, peccherebbe. L’accusa è al 100% falsa e non è fondata. L’amico non ha visto niente per attribuire il furto a quell’uomo. Anzi, c’è una reputazione che indica il contrario, da più di 20 anni. Però, se dovesse rispondere con orgoglio, peccherebbe contro Dio, non sta camminando con Dio.

Da dove viene l’orgoglio? Dall’accusa falsa o dal cuore? Cosa dice in Marco 7 al riguardo? L’orgoglio, il peccato, viene dal cuore. Non è provocato dalle circostanze.

Poi, se quest’uomo si giustifica per il suo scatto di orgoglio ed ira, è ancora nel peccato e non ha comunione con Dio nonostante l’accusa falsa.

2) l’accusa è contro qualcosa che potrebbe SEMBRARE quell’atto, ma non c’è chiara evidenza e non si conosce la persona.

Prendiamo ad esempio un uomo buono e puro che è in un parco. Lui ama i bambini e gli si avvicinano dei bambini a lui sconosciuti, e parla con loro. Mentre parla con i bambini, arriva una mamma che lo accusa di voler rapire i bambini.

Lui non voleva rapire i bambini, ma capita che in quella zona qualcuno ha rapito qualche bambino nell’ultimo anno. Dall’altra parte, la mamma non ha visto in lui nessuna evidenza per cui pensare che possa essere un rapitore.

Come dovrebbe reagire quest’uomo? Qual è la risposta giusta davanti a Dio?

Agitarsi? Rispondere con orgoglio?

Sarebbe meglio se l’uomo dicesse: “Signora, prenda pure i suoi figli. Fa bene, perché lei non mi conosce e bisogna curare i figli. Io non sono quel tipo di uomo, ma lei non mi conosce e fa bene e prendere i suoi figli.”

In questo caso, l’uomo non è minimamente turbato e questa è la risposta biblica.

3) l’accusa è conforme alla chiara reputazione di quella persona.

Ho usato l’esempio di un figlio, Giacomo, che volta dopo volta dimentica di dare l'acqua agli animali. Più volte il padre lo riprende per questo.

Poi, capita la volta che il padre lo riprende, però, in realtà, Giacomo aveva dato l’acqua, ma l’abbeveratoio era rotto, c'era una perdita.

Si può dire, in ogni caso, che era un’accusa falsa? Il termine “accusa falsa” vale ugualmente nei tre casi menzionati?

Giacomo ha diritto di agitarsi, ed essere ferito, perché il padre lo ha accusato falsamente?

Era una falsa accusa, simile all'accusa che l’uomo fa all'amico fedele di aver rubato un suo attrezzo?

È pienamente onesto per Giacomo, parlando con un amico, dire che era agitato perché il padre lo aveva accusato falsamente, SENZA menzionare la realtà, che lui era stato colpevole tante volte della cosa per cui era stato accusato?

È onesto?

Già nel primo caso dell'amico e l’attrezzo, se l’uomo accusato dovesse dire a qualcun altro che era agitato perché è stato accusato falsamente, questo NON è confessare il peccato. È confessare veramente il peccato, visto che si giustifica? Anche se la dichiarazione che è stato accusato falsamente è vera, questo comportamento non è confessare il peccato.

Allora, nel caso di Giacomo, è la pura verità dire: “mio padre mi ha accusato falsamente”? È presentare la situazione in piena onestà?

No. L’unica verità sarebbe dire: “mio papà doveva dirmi proprio quello che mi ha detto. Era giusto dirmelo perché 100 volte ho fatto quello per cui mi ha ripreso e lui ha fatto bene a pensarlo. Capita che questa volta si è sbagliato, ma è comprensibile perché è quello che faccio sempre.” Se Giacomo dice che è stato accusato falsamente, ma senza aggiungere il fatto che è stato colpevole di quello stesso atto più volte, è un bugiardo perché nasconde una parte della verità. Sappiamo, poi, che i bugiardi non vanno in cielo.

È mentire dire solo una parte della verità, nascondere o escludere altre parti della verità, ma dirla come se fosse tutta la verità.

Giacomo è un bugiardo se dice all’amico: “mio papà mi ha accusato falsamente”, senza dire altro, perché è solo un pezzettino della verità. La verità è: “sai che tipo di reputazione mi sono costruito? Papà non me l’avrebbe detto se fossi stato sempre fedele. È colpa mia.”

Questo sarebbe dire la verità.

Conclusione

Quindi, abbiamo considerato tre casi di false accuse.

Abbiamo considerato la prima categoria dove c’era una falsa accusa basata su nulla, ma non solo. C’era anche una buona reputazione.

Però, comunque, se la persona accusata ingiustamente agisce con orgoglio, sta peccando.

Nel secondo caso, l’uomo nel parco non è un rapitore e la donna non sa della sua reputazione buona e pura, ma se reagisce con orgoglio, è nel peccato. La risposta biblica è quella di incoraggiare la mamma a prendere subito i suoi figli perché li sta proteggendo e curando come una buona mamma dovrebbe fare. Poi, l’uomo non si sente ferito o offeso perché è timorato di Dio.

Nel terzo caso, Giacomo non dovrebbe dire che suo papà lo ha accusato falsamente. Questo sarebbe mentire, perché esclude il contesto e di conseguenza, presenta la situazione in modo falso.

Ci vuole poca maturità spirituale per reagire con umiltà nella terza categoria, dove Giacomo ha già la reputazione di dimenticare tante volte di dare l'acqua agli animali.

Ci vuole più maturità spirituale per reagire con umiltà nella seconda categoria. Ci vuole molto timore di Dio per reagire con umiltà nella prima categoria.

Prego che tutti noi possiamo vivere sempre nella terza categoria con umiltà, però anche nella seconda e nella prima. La cosa importante non è quello che gli altri fanno contro di noi, ma è come noi camminiamo davanti a Dio. Che Dio ci aiuti ad essere uomini e donne timorati di Dio.