Ogni settimana, prendiamo la cena del Signore.
In alcune chiese, viene chiamata la “santa cena”. Visto che nella Bibbia, in 1 Corinzi 11:20, troviamo il termine la “cena del Signore”, chiamiamola nello stesso modo. Però, la cosa importante non è il nome, è capire e vivere il significato di quello che Gesù Cristo stesso ha ordinato con questo atto. Non è di solo fare meccanicamente.
Gesù ha instaurato la cena del Signore durante l’ultima cena con i suoi discepoli, la notte prima della croce. Egli stava per dare la sua vita per salvare uomini peccatori. Nulla tranne il suo sacrificio sarebbe stato sufficiente.
Quanto è importante capire e tenere in mente che è impossibile raggiungere la salvezza per qualsiasi via, se non solo la via del sacrificio di Gesù Cristo! In Giovanni 14:6, Gesù aveva dichiarato:
Gesù gli disse: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14:6)
SOLO per mezzo di Gesù Cristo possiamo essere salvati. Le nostre opere non possono salvarci. L’unica salvezza è per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo. Leggo Romani 3:19,20.
19 Or noi sappiamo che tutto quello che la legge dice, lo dice per coloro che sono sotto la legge, affinché ogni bocca sia messa a tacere e tutto il mondo sia colpevole davanti a Dio, 20 perché nessuna carne sarà giustificata davanti a lui per le opere della legge; mediante la legge infatti vi è la conoscenza del peccato. (Romani 3:19,20)
Nessuna carne, ovvero, nessuna persona mai vissuta, con l’eccezione di Gesù Cristo, Dio incarnato, nessuna persona sarà giustificata davanti a Dio per mezzo delle proprie opere. Tu puoi cercare di ubbidire ai comandamenti di Dio, anzi, è importante ubbidire ai comandamenti di Dio, ma non riuscirai mai a ubbidire abbastanza per arrivare a Dio per merito tuo.
L’unica via che porta alla salvezza è il perdono che c’è in Gesù Cristo, che Dio ci offre in base al sacrificio di Gesù Cristo sulla croce.
La cena del Signore serve per aiutarci a ricordare che il sacrificio di Gesù Cristo è l’unico modo che possiamo essere salvati.
La gravità del peccato
Per capire il valore del sacrificio di Cristo, dobbiamo ricordare quanto il nostro peccato è grave per Dio. Ricordiamo che Dio è assolutamente santo. Ogni nostro peccato è contro Dio. Perciò, ogni nostro peccato è estremamente grave per Dio.
Dio ha creato il mondo, e poi ha creato Adamo, il primo uomo. Lo ho messo in un giardino meraviglioso, con un ruolo molto speciale e soddisfacente. Non c’era nulla di negativo nel mondo, nessuna difficoltà, nessuna fatica, nessun dolore, nessuna paura, nessuna cattiveria. Era un mondo meraviglioso. C’era l’albero della vita, da cui l’uomo poteva mangiare ogni giorno. E più meraviglioso di tutto, l’uomo aveva un rapporto diretto e intimo con Dio. Dio gli parlava direttamente. In qualche modo, Dio veniva a camminare con l’uomo a fine giornata. Per quanto era meraviglioso, era un mondo e una vita che non riusciamo a immaginare pienamente.
Come ho detto, la cosa più meravigliosa era che l’uomo poteva avere un rapporto diretto con Dio.
Però, per avere un rapporto con Dio, un uomo deve capire che Dio è Dio, il Sovrano Creatore. Perciò un rapporto con Dio è un rapporto in cui l’uomo riconosce Dio come Dio. Solo così possiamo essere in rapporto con Dio. Se no, crediamo in un Dio falso.
Perciò, l’uomo deve riconosce che dipende totalmente da Dio. Per questo, deve ubbidire a Dio, capendo che Dio è il suo Creatore e Signore. SOLO così l’uomo può essere in un rapporto con Dio. Solo così può avere un rapporto benedetto con Dio.
Quando Dio ha creato il mondo, e un giardino speciale per l’uomo, Dio ha dato all’uomo un comandamento. Questo comandamento permetteva all’uomo di vedere Dio per chi è, in modo da poter essere in rapporto con Dio.
Leggiamo di questo comandamento in Genesi 2:9, poi 15-17.
“E l’Eterno DIO fece spuntare dal suolo ogni sorta di alberi piacevoli a vedersi e i cui frutti erano buoni da mangiare; in mezzo al giardino vi erano anche l’albero della vita e l’albero della conoscenza del bene e del male.” (Genesi 2:9 LND)
“15 L’Eterno DIO prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino dell’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. 16 E l’Eterno DIO comandò l’uomo dicendo: "Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; 17 ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai".” (Genesi 2:15-17 LND)
Considerate la situazione. Per aiutare l’uomo a capire quanto è importante l’ubbidienza a Dio per essere in rapporto con Dio, Dio ha messo proprio in mezzo al giardino l’albero della vita, che dava la vita eterna, e anche l’albero della conoscenza del bene e del male.
Dio ha dato all’uomo un solo comandamento, ma, riguardava l’albero proprio in mezzo del giardino. Così, l’uomo doveva pensarci tutti i giorni. Questo era di immenso aiuto all’uomo per ricordare che la sua benedizione più grande era di essere in rapporto con il suo Creatore.
Nel comandamento, notate la conseguenza dell’ubbidienza. Leggo: “Il giorno che tu ne mangerai, per certo morrai.”
Che grande conseguenza, perché il peccato è grave!
In tutta la Bibbia, vediamo che il peccato è così grande che richiede la morte, che è la separazione dalla vita. Dio è la vita, perciò, la conseguenza del peccato è di essere separati da Dio.
Leggo alcuni brani da Levitico 4, in cui vediamo che anche per un peccato commesso per ignoranza, comunque la conseguenza era la morte, per quanto è grave il peccato. Dio offriva perdono, quando coloro che credevano in Lui offrivano un sacrificio, facendo morire un animale al posto loro.
In questo modo, la persona che offriva il sacrificio riconosceva la gravità del suo peccato, e che meritava la sua morte, ma sapeva che Dio accettava un sostituto, in attesa del Cristo che doveva venire come vero sostituto.
Mentre leggo alcuni versetti di Levitico 4, notate che era lo stesso principio, c’era lo stesso comandamento, sia se si trattava di una persona semplice, sia di un capo, o di tutto il popolo, o di un sacerdote.
“1 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 2 "Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Se uno commette peccato per ignoranza contro qualsiasi comandamento, facendo qualcosa che non dovrebbe fare, 3 se pecca il sacerdote che è stato unto, rendendo così il popolo colpevole, offra all’Eterno per il peccato commesso un torello senza difetto, come sacrificio per il peccato.
* * *
13 Or se tutta l’assemblea d’Israele commette peccato per ignoranza e la cosa rimane nascosta agli occhi dell’assemblea, essa ha fatto qualcosa che l’Eterno ha vietato di fare e si è così resa colpevole; 14 quando il peccato commesso verrà conosciuto, l’assemblea offrirà come sacrificio per il peccato un torello e lo porterà davanti alla tenda di convegno. 15 Gli anziani dell’assemblea poseranno le loro mani sulla testa del torello davanti all’Eterno; il torello sarà quindi sgozzato davanti all’Eterno. …..21 Poi porterà il torello fuori del campo e lo brucerà come ha bruciato il primo torello. Questo è il sacrificio del peccato per l’assemblea.
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22 Se uno dei capi ha commesso peccato e ha per ignoranza fatto una delle cose che l’Eterno, il suo DIO, ha vietato di fare, e si è così reso colpevole, 23 quando egli diviene consapevole del peccato che ha commesso, porterà come sua offerta un capro, maschio, senza difetto. 24 Poserà la mano sulla testa del capro e lo scannerà nel luogo dove si scannano gli olocausti davanti all’Eterno. È un sacrificio per il peccato. ….26 Così il sacerdote farà l’espiazione per lui a motivo del suo peccato, ed esso gli sarà perdonato.
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27 Se uno del popolo commette peccato per ignoranza contro qualsiasi comandamento dell’Eterno, facendo qualcosa che non dovrebbe fare, e si rende così colpevole, 28 quando egli diviene consapevole del peccato che ha commesso, porterà come sua offerta una capra, femmina, senza difetto, per il peccato che ha commesso. 29 Poserà la mano sulla testa del sacrificio per il peccato e sgozzerà il sacrificio per il peccato nel luogo dell’olocausto. … 35 Così il sacerdote farà per lui l’espiazione a motivo del peccato che ha commesso, ed esso gli sarà perdonato.” (Levitico 4:1-35 LND)
In quel capitolo, vediamo che non importa chi sia la persona che pecca. Che sia un capo, che sia un sacerdote, che sia una persona semplice, chiunque commette un peccato è colpevole davanti a Dio, merita la morte, e per essere perdonato, deve sacrificare un animale, ovvero, deve far morire un animale al suo posto. Il salario del peccato è la morte. Nulla meno della morte, che rappresenta la separazione da Dio, può togliere la condanna del peccato in modo che la persona può essere perdonata e riconciliata con Dio. Senza la morte, la persona dovrà subire la morte eterna, che è di essere separata da Dio per sempre. Quindi, visto che ognuno di noi ha peccato, più volte, quello che ognuno di noi merita, quello che sarebbe giusto, sarebbe che Dio ci allontani da Lui per tutta l’eternità. Quanto è importante che ricordiamo quanto è grave è il nostro peccato, per poter ricordare quanto è immenso e grande il perdono!
Il fatto che qualsiasi peccato, anche un peccato commesso per ignoranza, richiedesse un sacrificio di un animale, ci mostra che il peccato ci separa dalla vita, da Dio. Il peccato separa dalla vita. Dio è vita. Il peccato separa eternamente da Dio. Leggo Romani 3:23, che conosciamo bene.
“Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 6:23 LND)
Il salario del peccato è la morte: la separazione da Dio. Questo è quello che Dio aveva dichiarato ad Adamo, ed è quello che Dio dichiara a noi. Solo la morte può pagare quel debito.
I nostri peccati ci separano da Dio. Creano un muro fra noi e Dio. Leggo Isaia 59:1-4 e poi 8,9. Notiamo che i peccati non confessati creano una barriera fra noi e Dio.
“1 Ecco, la mano dell’Eterno non è troppo corta per salvare, né il suo orecchio troppo duro per udire. 2 Ma le vostre iniquità hanno prodotto una separazione fra voi e il vostro DIO e i vostri peccati hanno fatto nascondere la sua faccia da voi, per non darvi ascolto. 3 Poiché le vostre mani sono contaminate di sangue e le vostre dita di iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogna, la vostra lingua sussurra perversità. 4 Nessuno muove causa con giustizia nessuno la difende con verità; hanno fiducia nelle parole vuote e dicono il falso, concepiscono il male e partoriscono l’iniquità.” (Isaia 59:1-4 LND)
“8 La via della pace non la conoscono e non c’è rettitudine nelle loro vie; rendono tortuosi i loro sentieri e chiunque vi cammina non conosce la pace. 9 Perciò la rettitudine è lontana da noi e la giustizia non giunge fino a noi; aspettavamo la luce, ecco invece le tenebre, lo splendore, invece camminiamo nell’oscurità.” (Isaia 59:8-9 LND)
Il nostro peccato ci separa da Dio. A causa del nostro peccato, non meritiamo nulla di buono da Dio.
Quindi, non dobbiamo mai chiedere perché Dio ha permesso questo o quel male. Dobbiamo chiedere come mai Dio non ci distrugge.
Quando abbiamo anche un solo peccato non confessato, ci crea un grave barriera fra noi e Dio, che ostacola Dio dal rispondere alle nostre preghiere.
Esempio, leggo 1Pietro 3:7:
Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.” (1Pietro 3:7 LND)
Il peccato ostacola le nostre preghiere. Similmente se ci stiamo presentando davanti a Dio, e riconosciamo che abbiamo un peccato non risolto, dobbiamo prima mettere a posto il nostro peccato. Leggo Matteo 5:23,24.
“23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.” (Matteo 5:23-24 LND)
Pensiamo a cosa vuol dire essere separati da Dio a causa dei nostri peccati. Vuol dire che siamo senza speranza. Non c’è nulla di peggio nella vita che essere separati da Dio.
Il perdono per grazia
La cosa incredibile è che nonostante quanto siano gravi i nostri peccati, Dio ha un cuore pronto a perdonare. Però, la sua santità è tale che non può solo chiudere l’occhio. Dio DEVE punire i nostri peccati per rimanere giusto. Ma Dio è pronto a provvedere un sacrificio, al posto nostro.
Pensiamo ad Adamo ed Eva nel giardino. Dovevano morire quel giorno. Invece, Dio ha ucciso degli animali, per coprire i loro peccati, che sono rappresentati dalla loro nudità.
In Genesi 3:21 leggiamo di come Dio ha provveduto un sacrificio per loro. Per vestire loro, Dio ha ucciso animali. Leggo Genesi 3:21.
“Poi l’Eterno DIO fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.” (Genesi 3:21 LND).
Per poter coprire la nudità di Adamo ed Eva, Dio doveva uccidere animali anziché uccidere Adamo ed Eva. Quegli animali erano i primi sacrifici. Erano il primo simbolo di Gesù Cristo, l’Agnello di Dio, che sarebbe morto come il vero sacrificio per il peccato. Gli animali erano simboli, per farci capire il nostro bisogno di Cristo.
In Genesi 22, leggiamo di come Dio aveva comandato ad Abrahamo di sacrificare il suo amato figlio Isacco. Abrahamo fece come gli fu comandato, portò Isacco sul monte indicato da Dio, ed era pronto a sacrificarlo quando fu fermato da Dio all’ultimo momento. Notate che Dio provvede un sostituto per Abrahamo. Leggo Genesi 22:10-14.
“10 Abrahamo quindi stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio. 11 Ma l’Angelo dell’Eterno lo chiamò dal cielo e disse: "Abrahamo, Abrahamo!". Egli rispose: "Eccomi". 12 L’Angelo disse: "Non stendere la tua mano contro il ragazzo e non gli fare alcun male; ora infatti so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo figliuolo". 13 Allora Abrahamo alzò gli occhi e guardò; ed ecco dietro di lui un montone, preso per le corna in un cespuglio. Così Abrahamo andò, prese il montone e l’offerse in olocausto invece di suo figlio. 14 E Abrahamo chiamò quel luogo Jehovah Jireh. Per questo si dice fino al giorno d’oggi: "Al monte dell’Eterno sarà provveduto".” (Genesi 22:10-14 LND)
Dio ha provveduto un sacrificio. In questo vediamo il cuore di Dio. Quel sacrificio rappresenta Gesù Cristo, il Figlio di Dio.
La giustizia di Dio richiede che il peccato venga punito. La punizione cadrà sulla persona, se la persona rifiuta di ravvedersi.
Quando la persona si ravvede di cuore, allora, Dio punisce il suo Figlio, Gesù Cristo, al posto del peccatore. Prima di Cristo, i sacrifici di animali erano simboli per indicare la necessità del Cristo.
Dio provvede tramite il Figlio – Isaia 53
Quindi, quando consideriamo il perdono, è estremamente importante considerare che è per mezzo del sacrificio di Gesù Cristo, il Figlio di Dio. Pensiamo a quel sacrificio.
Pensiamo a quello è costato per Dio Padre. Dio Padre doveva punire, in senso assoluto, il suo unigenito Figlio, che ama. Leggo Isaia 53, ricordando che era lo Spirito di Gesù che guidava Isaia a scrivere.
“1 Chi ha creduto alla nostra predicazione e a chi è stato rivelato il braccio dell’Eterno? 2 Egli è venuto su davanti a lui come un ramoscello, come una radice da un arido suolo. Non aveva figura, né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare. 3 Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna.
Gesù Cristo ha lasciato la sua gloria per venire e sacrificarsi per portare la nostra colpa. Vado avanti.
4 Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO ed umiliato. 5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è caduto su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti.
Gesù si è caricato dei nostri peccati, è stato colpito al posto nostro, trafitto a causa delle nostre trasgressioni. Gesù Cristo è stato castigato dal Padre per farci avere pace con Dio. Egli ha preso tutta la sofferenza dell’ira di Dio per salvarci dall’ira di Dio. Vado avanti.
6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori, egli non aperse bocca. 8 Fu portato via dall’oppressione e dal giudizio; e della sua generazione chi rifletté che era stato strappato dalla terra dei viventi e colpito per le trasgressioni del mio popolo?
Dio ha messo su di LUI, su Cristo, le nostre iniquità. Gesù si è caricato dei nostri peccati, senza difendersi, per soffrire l’ira di Dio al posto nostro. Però, essendo puro, dopo la morte fu sepolto con onore.
9 Gli avevano assegnato la sepoltura con gli empi, ma alla sua morte fu posto col ricco, perché non aveva commesso alcuna violenza e non c’era stato alcun inganno nella sua bocca.
Andando avanti, nel v.10 leggiamo che piacque all’Eterno di percuoterlo. Questo è incredibile. Leggo.
10 Ma piacque all’Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e la volontà dell’Eterno prospererà nelle sue mani.
In che senso piacque all’Eterno di percuotere Gesù, suo Figlio? Nel senso che Dio desiderava così tanto salvare un popolo che era disposto a punire suo Figlio al posto di peccatori.
Quanto sono terribili i nostri peccati, che l’unico modo per perdonarli era per Dio Padre di punire Gesù Cristo, suo Figlio?
Il prezzo è più grande di quanto possiamo comprendere.
Nessuna persona mai vissuta ha avuto l’amore per un figlio che Dio Padre ha per suo Figlio. Eppure, per provvedere la salvezza, Dio Padre doveva punire suo Figlio per poter perdonare i peccatori.
Avendo pagato, Gesù vedrà il frutto del suo sacrificio. Leggo 11-12.
11 Egli vedrà il frutto del travaglio della sua anima e ne sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il giusto, il mio servo renderà giusti molti, perché si caricherà delle loro iniquità. 12 Perciò gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha versato la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i trasgressori; egli ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori.” (Isaia 53:11-12 LND)
Il sacrificio di Gesù non è stato invano. Tramite quel sacrificio, Dio sta salvando un popolo che porterà in cielo per sempre.
Dio ha dovuto punire il Figlio, in modo che il peccato fosse punito, e in quel modo, Dio possa rimanere giusto mentre giustifica i peccatori.
Leggiamo di questo in Romani 3.
21 Ma ora, senza la legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, 22 cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; 23 poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Lui ha Dio preordinato per essere il propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi 26 durante il tempo della pazienza di Dio, per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha fede in Gesù. (Romani 3:21-26)
Analizziamo: giusto e giustificatore. Perdona, ma punisce suo Figlio in modo che il peccato viene punito.
Risultato
Che cosa succede quando pensiamo profondamente al sacrificio di Gesù Cristo per i nostri peccati? Ci porta ad avere il giusto timore di Dio. Leggo Salmo 130:3,4.
3 Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore? 4 Ma presso di te vi è perdono, affinché tu sia temuto. (Salmo 130:3,4)
Avete visto uno degli scopi per cui Dio perdona? È affinché Egli sia temuto.
Quando consideriamo quanto immenso era il costo del nostro perdono, che il Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, Colui che aveva creato l’universo, è venuto in terra lasciando la sua gloria, per morire al nostro posto, subendo l’ira di Dio, ira che avremmo dovuto NOI subire per tutta l’eternità, allora, questo ci porta ad avere un santo timore di Dio.
Ci porta a vedere quanto il peccato sia grave, e che l’unico modo di aver perdono è per mezzo di Gesù Cristo.
Ci dà grande gioia, pensando a quanto siamo preziosi a Dio.
Ci dà grande conforto, sapendo che visto che Dio ha pagato un prezzo così alto, per forza completerà la sua opera in noi. Leggo Romani 8:32.
Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? (Romani8:32)
Il sacrificio di Gesù Cristo è la garanzia della piena salvezza. Grazie a Dio!
Quindi
Quanto è importante che teniamo sempre in mente il costo della nostra salvezza, il sacrificio di Gesù Cristo. Ricordare questo cambia come viviamo.
Gesù sa che facilmente dimentichiamo l’immensità del suo sacrificio. E così, Gesù ha stabilito la cena del Signore, per aiutarci a ricordare il suo sacrificio per i nostri peccati.
Quando ha stabilito la cena, disse: “Fate questo in memoria di me.” Fate questo per ricordare il mio sacrificio.
In 1Corinzi 11:26, mentre Paolo ci insegna come prendere la cena del Signore, leggiamo:
“Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga.” (1Corinzi 11:26 LND)
Ogni volta che prendiamo la Cena del Signore, stiamo annunciando che Gesù Cristo è morto per i NOSTRI peccati. Stiamo riconoscendo il nostro peccato, e la giustizia di Dio, e il giudizio, e che ci serve il perdono, e che Dio ci dà questo perdono punendo Gesù Cristo al posto nostro. Prendere la cena del Signore è annunciare questo: la morte di Gesù e che era per i nostri peccati.
Ricordare questo ci trasforma la vita.
Perciò, ricordiamo sempre la morte di Gesù Cristo, che fu punito dal Padre, per i nostri peccati. Oh che possiamo comprendere sempre di più l’immensità del suo sacrificio per noi. Oh che possiamo trovare gioia ricordando che Gesù Cristo è morto per noi, ma che ora, vive per noi.