Aiuto Biblico

Esaminatevi: sei veramente salvato?

2 Corinzi 13

Sermone di Marco deFelice, www.aiutobiblico.org,per mercoledì 24 ottobre 2018, --- cmd dmp ---

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Siamo arrivati all’ultimo capito di questa epistola. Paolo sta scrivendo ad una chiesa piena di problemi. Nella prima epistola, Paolo aveva rimproverato loro per tanti peccati commessi. Evidentemente, si erano ravveduti.

Però, c’erano altri problemi. In 2 Corinzi, vediamo il problema di falsi apostoli che erano venuti a Corinto, e avevano cercato di sparlare falsamente contro Paolo. Paolo è stato costretto a dedicare vari capitoli di questa epistola per mostrare che egli era veramente da Dio, e che quegli uomini erano strumenti di Satana.

Tutt’ora, quando qualcuno è nel peccato, è facile attaccare chi gli parla del suo peccato. Così, ignora quello che gli dicono del peccato.

Una domanda che ti aiuta a capire la tua condizione spirituale: come reagisci quando qualcuno cerca di parlare di un tuo peccato?

Accetti autorità nella tua vita? Oppure, il tuo orgoglio ti fa sentire offeso se qualcuno ti parla del tuo peccato?

Oh che possiamo voler più di Cristo, al punto di essere umili.

In questo capitolo, Paolo conclude questa epistola. Stava per visitare Corinto. Sa che ci sono membri della chiesa che stanno peccando. Annuncia in questo capitolo che userà la sua autorità per purificare la chiesa. Agirà con l’autorità che aveva da Dio.

Paolo aveva autorità spirituale. Lo SCOPO di quell’autorità era per edificare i credenti, come leggiamo nel versetto 10.

“10 Perciò scrivo queste cose, essendo assente, affinché, quando sarò presente, non proceda rigidamente, secondo l’autorità che il Signore mi ha dato per l’edificazione e non per la distruzione.” (2 Corinzi 13:10 LND)

Paolo parla dello scopo della sua autorità anche all’inizio di questa epistola, in 2 Corinzi 1:24, Paolo dichiara:

“Non già che dominiamo sulla vostra fede, ma siamo collaboratori della vostra gioia, perché voi state saldi per fede.” (2 Corinzi 1:24 LND)

Cristo ha stabilito la chiesa, che è composta da chiese locali, e ha stabilito autorità, NON per dominare, ma per purificare ed edificare i credenti. Abbiamo bisogno di autorità nelle nostre vite.

È utile ricordare che in Atti 18:11, impariamo che Paolo aveva passato un anno e mezzo a Corinto. Quindi, conosceva bene la chiesa e le persone del posto.

Leggiamo questo capitolo, per capire meglio lo scopo dell’autorità nella chiesa. Prego che noi possiamo essere umili, per accettare l’autorità che Dio ha stabilito per noi.

Paolo userà la sua autorità

Seguite mentre leggo i versetti 1,2. Paolo si sta riferendo ai peccati che gli erano stati riferiti e che verrà per esercitare la disciplina.

“1 Questa è la terza volta che vengo da voi. "Ogni parola sarà confermata per la bocca di due o tre testimoni". 2 L’ho detto prima e lo dichiaro ancora, come se fossi presente la seconda volta; ma, essendo ora assente, scrivo a quelli che hanno in precedenza peccato e a tutti gli altri che, se vengo di nuovo, non risparmierò nessuno;” (2 Corinzi 13:1-2 LND)

Paolo non usava la sua autorità per vantaggi personali, e non aveva preferenze personali quando usava la sua autorità spirituale. Piuttosto, faceva tutto con ordine, per tenere pura la chiesa.

Notate che Paolo dichiara che tutto deve essere confermato dalla bocca di due o tre testimoni. Qui, Paolo sta citando Deuteronomio 19:15.

“Un solo testimone non basterà ad incolpare alcuno per qualsiasi crimine o peccato abbia commesso; il fatto sarà stabilito sulla deposizione di due o di tre testimoni.” (Deuteronomio 19:15 LND)

È importante capire che non bisogna accettare accuse con leggerezza. Paolo esercitava la sua autorità, per il bene della Chiesa, ma era attento ad esercitarla con cura, per non fare nulla con leggerezza.

In questo caso, Paolo era stato lì una volta per un lungo periodo, puoi era tornato per una seconda visita, e adesso sta andando per la terza volta. Quindi, in un certo senso, le tre visite sarebbero come i tre testimoni.

Nel capitolo 10, Paolo aveva menzionato il fatto che era stato accusato da loro di essere debole. Visto che non era là presente, i falsi apostoli avevano gettato accuse contro Paolo, che non era lì per potersi difendere. Fra l’altro, lo accusavano di parlare in modo duro e forte, ma di agire con debolezza. A questa accusa, Paolo dichiara che quando sarebbe tornato da loro, avrebbe usato autorità, senza risparmiare nessuno.

Paolo era pronto ad esercitare la sua autorità per purificare la Chiesa.

Quando Paolo dice che non risparmierebbe nessuno, sta dichiarando che avrebbe agito con giustizia, senza preferenze personali. Era pronto a punire chiunque restava nel peccato, indipendentemente da chi fosse. Nella Chiesa, bisogna agire senza preferenze. Dio è un Dio giusto, e anche noi dobbiamo agire con giustizia.

La potenza di Cristo in lui

Passiamo ora ai versetti 3-4. Leggo il versetto 2 per contesto.

“2 L’ho detto prima e lo dichiaro ancora, come se fossi presente la seconda volta; ma, essendo ora assente, scrivo a quelli che hanno in precedenza peccato e a tutti gli altri che, se vengo di nuovo, non risparmierò nessuno; 3 poiché voi cercate la prova di Cristo che parla in me, il quale non è debole verso di voi, ma è potente in voi. 4 Se egli infatti è stato crocifisso per debolezza, ora però vive per la potenza di Dio, perché anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la potenza di Dio verso di voi.” (2 Corinzi 13:2-4 LND)

Loro, a causa dell'influenza dei falsi apostoli, dubitavano che Cristo fosse all'opera in Paolo. Volevano qualche prova. Perciò Paolo dichiara che Cristo era all'opera in lui e che Paolo ed i suoi collaboratori, vivevano per la potenza di Dio nei loro confronti.

Infatti, l'autorità che viene da Dio non è una autorità fondata nell'uomo, e la potenza di chi opera veramente per Cristo non viene dall'uomo. Quindi, non è una questione di quanto è forte il carattere di un certo uomo, piuttosto è una questione di avere la vera potenza di Cristo all'opera in lui. Cristo è stato crocefisso per debolezza. Cristo non era debole, ma Cristo non ha usato la sua potenza per salvarsi. Si è lasciato arrestare, si è lasciato oltraggiare, si è lasciato appendere alla croce, e poi ha dato la sua vita. Infatti, in Giovanni 10 Gesù dichiara che nessuno prende la sua vita, ma Lui depone la sua vita. Leggo Giovanni 10:17,18.

“17 Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio".” (Giovanni 10:17-18 LND)

Quindi Gesù non era debole. Piuttosto Gesù non ha usato la sua potenza, perché voleva morire per i nostri peccati. Gesù Cristo ha ogni potestà in cielo e sulla terra. E Cristo fortifica i veri credenti.

Ripetutamente Paolo parlava del fatto che viveva per la potenza di Cristo in lui. Ripetutamente Paolo parla a noi credenti dichiarando che dobbiamo fortificarci nella potenza del Signore. Quindi, la potenza di Dio è all'opera in chi cammina in ubbidienza e per fede in Gesù Cristo. Paolo era pieno della potenza di Dio.

L’autorità che viene da Dio è fondata su questa potenza.

Paolo avrebbe usato questa potenza quando sarebbe andato a Corinto per mettere in ordine la Chiesa.

Esiste anche una potenza umana, che uomini che vogliono dominare usano, ma non porta frutto spirituale. La usano per avere potere, la usano per loro vantaggi. La potenza degli uomini non porta frutto per Dio. La potenza che viene da Dio porta frutto nella vita dei credenti, e purifica la Chiesa. Paolo aveva la potenza di Dio, e stava per usare quella potenza per purificare la chiesa, che edifica i veri credenti.

Esaminatevi

Nel versetto 5, Paolo fa una dichiarazione estremamente importante per ognuno di noi. Seguite mentre leggo questo versetto.

“5 Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi stessi che Gesù Cristo è in voi? A meno che non siate riprovati.” (2 Corinzi 13:5 LND)

Dio ci comanda ad esaminarci, per vedere se siamo veramente salvati.

Nella Bibbia, è chiaro che tantissime persone che si dichiarano credenti non sono realmente salvate. Per esempio, in Matteo 7:21-23 Gesù Cristo dichiara:

“21 Non chiunque mi dice: "Signore, Signore" entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato nel tuo nome, e nel tuo nome scacciato demoni e fatte nel tuo nome molte opere potenti?" 23 E allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità".” (Matteo 7:21-23 LND)

Notate che Gesù dichiara che molti crederanno di essere salvati e non lo sono. In Luca 13 Gesù dice una cosa simile, parlando di molti che crederanno di essere salvati ma che in realtà non sono salvati. In Matteo 7:13,14 Gesù dichiara che pochi entreranno attraverso la porta che conduce alla vera vita. Quindi, la Bibbia è molto chiara: molte persone che credono di essere salvate in realtà non sono salvate.

E perciò, è importante, anzi, è essenziale, che ci esaminiamo. Non dobbiamo prendere per scontato di essere salvati.

Infatti, nella Bibbia, la prova della salvezza non è mai un passo che si è fatto in passato. Perciò, per esempio, la prova della salvezza non viene dal fatto che tu puoi dire che hai pregato in quel dato giorno. Non è una prova il fatto di dire che tu sai di aver ricevuto Gesù nel tuo cuore. Nella Bibbia, non c'è scritto di ricevere Gesù nel proprio cuore.

Piuttosto, nella Bibbia, la prova della salvezza è sempre il cammino che la persona fa. Quindi, per esempio, in Matteo 7 Gesù dice: “Non chiunque mi dice Signore Signore entrerà nel regno dei cieli ma chi fa la volontà del Padre mio”. È il modo in cui uno vive che dimostra che è veramente salvato. Si conosce un albero dal suo frutto. Perciò, la prova che un albero è un melo è perché produce mele. Una vita che veramente è stata rigenerata, in cui c'è la vera fede in Gesù Cristo, è una vita in cui ci sarà un cammino di ubbidienza e di vero frutto spirituale.

E perciò, dobbiamo esaminarci per vedere se siamo veramente nella fede. Per esempio, in 2 Timoteo 2:19 leggiamo:

“Tuttavia il saldo fondamento di Dio rimane fermo, avendo questo sigillo: "Il Signore conosce quelli che sono suoi," e: "Si ritragga dall’iniquità chiunque nomina il nome di Cristo".” (2Timoteo 2:19 LND)

Certamente Dio conosce coloro che sono veramente i suoi. Invece noi non possiamo sapere di essere veramente salvati, se non c’è chiaro frutto nella nostra vita. E perciò, tramite Paolo Dio esorta chiunque dichiara di essere salvato, che è il senso di nominare il nome di Cristo, di ritirarsi dall’iniquità. Ovvero, di camminare in ubbidienza, in santità di vita. Quindi, un vero credente deve riconoscere e confessare i suoi peccati regolarmente, e camminare in santità. Solo così avrà la prova di essere veramente salvato.

Quindi, dobbiamo esaminarci, per vedere se siamo veramente nella fede. COME possiamo esaminarci per vedere se siamo veramente nella fede?

L'epistola di 1 Giovanni è quella che spiega in modo più specifico come esaminarci. Ci dà una serie di prove per vedere se siamo veramente salvati. Per esempio, in 1Giovanni 2:3-5, troviamo una chiara evidenza se siamo o non siamo veramente salvati. Ve lo leggo.

“3 E da questo sappiamo che l’abbiamo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. 4 Chi dice: "Io l’ho conosciuto," e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui. 5 Ma chi osserva la sua parola, l’amore di Dio in lui è perfetto. Da questo conosciamo che siamo in lui.” (1Giovanni 2:3-5 LND)

È molto chiaro che per sapere se siamo salvati dobbiamo camminare nei suoi comandamenti. Se una persona dice di essere credente, ma rifiuta di ubbidire veramente ad uno dei comandamenti di Cristo, e per intenderci bene i comandamenti di Cristo sono tutti quelli che troviamo nella Bibbia, se uno rifiuta di ubbidire a qualche comandamento, quella persona inganna se stesso, e la verità non è in lui, e non riconosce che non è veramente salvato.

Se un marito rifiuta di amare sua moglie come Cristo comanda, se una moglie rifiuta di sottomettersi a suo marito e si giustifica per questo peccato, se un credente rifiuta di ubbidire ai suoi conduttori, se rifiuta di stimarli veramente, se un figlio rifiuta di ubbidire ai suoi genitori, se una persona rifiuta di pagare le tasse, se una persona rifiuta di abbandonare la fornicazione, e potremmo andare avanti parlando di tantissimi campi, quella persona non ha il frutto della vera salvezza. Non importa che dice di essere credente, non importa che evangelizza, non importa che è fedele in chiesa, il frutto della sua vita dimostra che non è salvata.

In 1 Giovanni troviamo diverse altre prove, e tutte devono essere vere per poter avere certezza che una persona sia veramente salvata. E perciò, queste sono le prove che dobbiamo valutare per esaminarci, per vedere se siamo veramente nella fede, come leggiamo in 2 Corinzi 13:5.

Il fatto che una persona è sicura di essere salvata e si offende se gli dici diversamente, non è una prova che sia veramente salvata.

Ho conosciuto delle persone negli anni che si offendevano se mettevi in dubbio che erano salvate. Dicono cose come "Dio sa che sono salvato", o, "Io sono salvato da anni!". Però, dire questo non è assolutamente una prova della salvezza. La prova viene quando ti esamini in base alle prove bibliche. Molti arriveranno al giudizio finale insistendo di essere salvati, ma in realtà non sono salvati. Dobbiamo esaminarci con il metro biblico.

Perciò, se una persona è veramente salvata, ci saranno chiare prove, con le evidenze che la Bibbia ci dà. Quella persona camminerà chiaramente in ubbidienza al Signore, camminerà in santità, confesserà regolarmente i suoi peccati, e così, avrà le prove che è veramente salvata, in Cristo Gesù. Questa è la prova, questo è quello che dimostra che Gesù è in una persona. Soltanto DIRE di essere salvati non è una prova. Solo il fatto di essere stato battezzato non è una prova. La prova della salvezza è il modo in cui una persona vive. La salvezza è solo per grazia, ma la vera salvezza produce sempre una vita trasformata.

Se una persona è veramente salvata, e si esamina con le prove bibliche, riconoscerà che Gesù Cristo è in lui. Se invece è riprovata, ovvero se non supera l’esame, sarà chiaro che in realtà, Gesù Cristo non è un lui. Il frutto della vera salvezza sarà visibile anche agli altri.

Quindi, state in guardia dalle persone che insistono affermando di essere salvate ma che non hanno chiaro frutto. In casi così, dobbiamo cercare di aiutare quelle persone a non credere di essere salvate, senza delle chiare prove.

Se uno non ha chiaro frutto, se TU non hai chiaro frutto nella vita, umiliati, ravvediti, e sottomettiti a Dio, in modo che avrai chiaro frutto di essere veramente salvato.

Versetto 6

Arrivando al versetto 6, Paolo dichiara che spera che possono riconoscere che Cristo è in lui e nei suoi collaboratori. Leggo il versetto 6.

“6 Ma io spero che voi riconoscerete che noi non siamo riprovati.” (2 Corinzi 13:6 LND)

Era importante per loro riconoscere umilmente quello. C'erano tante prove che Paolo era salvato. Non dovevano dubitare della salvezza di Paolo. In Paolo, e nei suoi collaboratori, c’era chiara evidenza che erano salvati. Forse non era chiara evidenza in loro, ma c’era chiara evidenza in Paolo e nei suoi collaboratori.

Vv.7-9, Paolo desidera il loro bene

Leggo i vv. 7-9, in cui vediamo di nuovo il cuore di Paolo. Vediamo perché usava la sua autorità con loro.

“7 Or prego Dio che non facciate alcun male, non perché noi appariamo approvati, ma finché voi facciate quel che è bene e noi siamo come riprovati. 8 Poiché non possiamo far nulla contro la verità, ma solo per la verità. 9 Perciò noi ci rallegriamo quando siamo deboli, e voi siete forti; e noi preghiamo anche per questo: per il vostro perfezionamento.” (2 Corinzi 13:7-9 LND)

Paolo li stava riprendendo per il loro peccato. Il suo desiderio era che avrebbero iniziato a camminare in santità, in modo che quando sarebbe arrivato in mezzo a loro, tutti i suoi rimproveri sarebbero risultati non necessari.

Cioè, parlava con severità, ma sperava che non sarebbe servito al suo arrivo, e desiderava che loro camminassero in ubbidienza a Dio per conoscere la benedizione di Dio.

Paolo dichiara che non potevano fare nulla contro la verità, perché Paolo operava nella potenza di Dio, il suo scopo era solo per il loro bene, per quello che portava vero bene a loro e gloria a Dio, ed era tutto conforme alla verità.

La gioia di Paolo non era di dover dominare su di loro per purificare la Chiesa, piuttosto la gioia di Paolo era quando loro erano forti in Cristo, camminando bene. Paolo e sui collaboratori si impegnavano per il perfezionamento di questi credenti. Cioè, Paolo riconosceva che la maggioranza di loro erano veramente salvati. Perciò Paolo pregava per il loro perfezionamento. Perfezionamento è una parola che descrive una crescita nella maturità spirituale. È quando una persona non vive per le cose di questo mondo, ma vive tenendo sempre in mente l'eternità davanti al Cristo.

Se tu vuoi essere veramente maturo, una chiave è tenere sempre davanti agli occhi l'immagine di chi è Dio. Riconosci la gravità del peccato, in modo da riconoscere la grandezza del perdono.

v.10

Il versetto 10, che ho letto all'inizio di questo studio, descrive per quale scopo serve l'autorità spirituale che Dio dà agli uomini. Come ho detto prima, Dio dà autorità spirituale alla guida della Chiesa. E' importante accettare e seguire quell'autorità. Ma è anche importante riconoscere lo scopo dell'autorità. Paolo era pronto ad usare la sua autorità, ma il suo scopo non era per innalzarsi, non era per fare del male, il suo scopo era per la loro edificazione. Leggo il versetto 10.

“10 Perciò scrivo queste cose, essendo assente, affinché, quando sarò presente, non proceda rigidamente, secondo l’autorità che il Signore mi ha dato per l’edificazione e non per la distruzione.” (2 Corinzi 13:10 LND)

Ho già menzionato questo, ma voglio ripetere perché è molto importante, l'autorità che viene da Dio serve per l'edificazione. Se qualcuno usa l'autorità per un altro motivo, è peccato ed è sbagliato. Allo stesso modo, se un credente rifiuta di sottomettersi all'autorità che viene da Dio, quel credente è nel peccato, ed a quel credente manca quello che Dio provvede per la sua edificazione. Quindi, se un credente dice che vuole crescere, ma allo stesso tempo si indurisce e non accetta l'autorità che Dio ha stabilito nella Chiesa, quel credente sta ingannando se stesso. Questo è estremamente grave. Io prego che chi ha uno spirito ribelle, che non vuole inginocchiarsi davanti a Dio accettando l'autorità che Gesù Cristo stesso ha stabilito nella Chiesa, possa riconoscere la propria ribellione, e possa riconoscere che vivendo così non riceverà la cura di Dio, e per questo motivo la sua crescita sarà terribilmente ostacolata. Infatti, quando consideriamo il comandamento di esaminarci per vedere se siamo veramente nella fede, un aspetto è valutare se accettiamo l'autorità che viene da Dio. Non accettare autorità nella nostra vita è ribellione, e a lungo andare mette in dubbio la salvezza stessa.

Allo stesso tempo, voglio pregare che Dio ci darà sempre uomini timorati di Dio, che possono guidare la Chiesa, che possono usare l'autorità solamente per l'edificazione dei credenti che porta alla gloria di Gesù Cristo, il nostro Signore!

Vv. 11-13

Leggiamo gli ultimi versetti di questo capitolo. A questo punto, Paolo sta concludendo tutta l’epistola.

Leggo il versetti 11 a 13.

“11 Del resto, fratelli, rallegratevi, siate ristorati, siate consolati, abbiate la stessa mente, state in pace; e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio; 13 tutti i santi vi salutano.” (2 Corinzi 13:11-13 LND)

Chiudendo questa epistola, Paolo fa queste ultime esortazioni. Prima di tutto, comanda a loro di rallegrarsi, ovvero, di avere gioia. Questa è la stessa parola che troviamo in Filippesi 3:1 e 4:4 e 1 Tessalonicesi 5:18. Potremmo tradurla: gioite. Ripetutamente, troviamo il comandamento di gioire. Possiamo gioire, nel Signore.

Se non hai gioia: o, non stai confessando i tuoi peccati, o non stai guardando a Cristo. Gioite!

Poi, Paolo ci comanda ad essere ristorati. Questa parola vuol dire essere ben preparati per ogni bisogno, risanati, reso completo. Dobbiamo essere preparati, tramite la Parola, per ogni opera buona.

Poi c’è il comandamento di essere consolati. Con le difficoltà della vita, ci serve la consolazione, che Dio ci offre, spesso tramite altre persone.

Poi abbiamo il comandamento di avere la stessa mente: dobbiamo avere un unico traguardo, dobbiamo essere uniti, con pensieri sottomessi a Cristo, e quindi, in armonia.

Dobbiamo stare in pace, gli uni con gli altri, e con Dio. Questo dipende dal fatto di camminare umilmente ed in santità.

Poi, Paolo dichiara la meravigliosa verità che il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. Questa verità può darci pace, e può fortificarci in ogni prova. Dio è con noi, il Dio dell’amore, perché ci ama,e il Dio della pace, che ci dà la sua pace.

Paolo ci comanda a salutaci gli uni gli altri con un santo bacio. L’affetto fraterno è molto importante. Chiaramente, è importante che sia santo. Però, serve l’affetto fraterno. Siamo parte della famiglia di Dio.

La Trinità

Paolo conclude con un riferimento alla Trinità. Leggo il versetto 14.

“14 La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. Amen.” (2 Corinzi 13:14 LND)

Paolo elenca tre doni, ognuno che arriva, in modo particolare, dalle tre persone della Trinità.

La grazia del Signore Gesù Cristo: Gesù Cristo ha comprato la nostra grazia. È tutto per merito suo.

L’amore di Dio: quel meraviglioso amore, eterno, e infinito.

La comunione dello Spirito Santo: Egli è con noi, in noi, ci sigilla.

Amen. Che sia così.

Conclusione

Il punto centrale di questo capitolo è l’autorità spirituale. Tu, come credente, accetti l’autorità che Dio ha mandato nella tua vita?

Serve per la tua edificazione. Se rifiuti l’autorità, non sarai edificato.

Grazie a Dio per la sua cura. Non rifiutiamo la cura di Dio.