Aiuto Biblico

Sofferenze, ma con gioia

sermone di Marco deFelice, www.AiutoBiblico.org per domenica, 7 febbraio 2021, – cmd es –
Descrizione: Nella vita ci sono tante sofferenze e afflizioni. La domanda è: come affrontiamo le sofferenze e le afflizioni della vita? Grazie a Dio, noi che siamo in Cristo possiamo affrontarle con grande gioia e pace, sapendo che non siamo soli, perché Dio è con noi.
parole chiavi: sofferenza, afflizione

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Stasera voglio leggere insieme a voi dei brani e considerare la sofferenza.

La vita, per tutti, è una vita di sofferenza. Questo sia per chi non ha Cristo, ma anche per chi ha Cristo. La vita in questo mondo, a causa del peccato, è una vita di sofferenza. Da quando Adamo ed Eva hanno scelto di peccare, come anche noi abbiamo scelto di peccare contro il nostro Dio, contro Colui che è la fonte di vita, c’è la sofferenza. Ogni volta che pecchiamo stiamo alzando il pugno contro il nostro Creatore. Per questo motivo il mondo è sotto condanna e per questo c'è sofferenza.

Chi è in Cristo Gesù ha sofferenza, ma ha anche consolazione e speranza.

Se io, in qualche modo inconsciamente, credo che dovrei avere meno sofferenze di quello che ho, dimenticando che Dio è veramente in pieno controllo e che Dio gestisce tutto perfettamente, non avrò pace. Se io chiedo “ma, perché?” e dubito che questa sofferenza sia giusta, oppure che non ci sia motivo per questa sofferenza, non avrò pace.

Voglio guardare la vita dell'apostolo Paolo e notare quanta sofferenza c'è, per poter vedere che, in Cristo, c'è pace e gioia in mezzo alle sofferenze.

Ci sono tanti brani che possono farci capire più della sofferenza. Voglio invitare ciascuno di pensare alla propria sofferenza, quello che hai in questo momento, o quello che hai avuto, e quello che avrai. Paolo poteva gioire anche nelle sofferenze, perché aveva la prospettiva giusta.

Trovate con me Colossesi 1:24-29. Ricordate che Paolo in questo momento era in prigione, e aveva già sofferto moltissimo nella sua vita per proclamare Cristo. In mezzo a questo aveva sentito di questi credenti che stavano camminando bene.

24 Ora mi rallegro nelle mie sofferenze per voi, e compio nella mia carne ciò che manca alle afflizioni di Cristo per il suo corpo, che è la chiesa, 25 di cui sono stato fatto ministro, secondo l'incarico che Dio mi ha dato per voi, per presentare pienamente la parola di Dio, 26 il mistero che fu tenuto nascosto da secoli e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, 27 ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria, 28 il quale noi annunziamo, ammonendo e ammaestrando ogni uomo in ogni sapienza, per presentare ogni uomo perfetto in Cristo Gesù; 29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:24-29)

Paolo trovava gioia nelle sue sofferenze per loro, perché per lui la cosa più importante era di vedere loro maturati nella fede e preparati per l’arrivo di Cristo. Per questo lui si affaticava. La fatica è una forma di sofferenza. Vuol dire arrivare alla stanchezza. Notate però che dice:

29 e per questo mi affatico combattendo con la sua forza che opera in me con potenza. (Colossesi 1:29)

E qui c’è una chiave. Tu stai tenendo conto delle tue debolezze: “non ce la faccio” o stai guardando alla forza di Dio in te? Questo è quello che dobbiamo fare. Dobbiamo fidarci di Dio e notare la sua forza che opera in noi. Oh che possiamo avere questo cuore e avere gioia nelle sofferenze, sapendo che Dio è all’opera.

Voglio andare avanti in Colossesi 2:1-3

1 Voglio infatti che sappiate quanto grande sia il combattimento che sostengo per voi, per quelli che sono a Laodicea e per tutti quelli che non hanno visto la mia faccia di persona, 2 affinché i loro cuori siano consolati, essendo essi uniti insieme nell'amore, ed ottengano tutte le ricchezze della piena certezza d'intelligenza per la conoscenza del mistero di Dio e Padre e di Cristo, 3 in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza.(Colossesi 2:1-3)

Lui voleva che loro sapessero quanto grande era il suo combattimento, una forma di sofferenza, per loro. Paolo viveva come Gesù Cristo, soffrendo per il bene degli altri e per la gloria di Dio. Non era focalizzato su se stesso. Era focalizzato su Dio. Il suo combattimento era durissimo, ma si fortificava nella forza del Signore. Alla fine di questa Epistola ai Colossesi, Paolo chiedeva preghiera e notate che chiede preghiera per se stesso. Ma non chiede preghiera per una vita più facile, ma per più opportunità di parlare di Dio.

Colossesi 4:2-4

2 Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con ringraziamento. 3 Pregando nel medesimo tempo anche per noi, affinché Dio apra anche a noi la porta della parola, per annunziare il mistero di Cristo, a motivo del quale sono anche prigioniero, 4 in modo che lo faccia conoscere, parlandone come devo. (Colossesi 4:2-4)

Che possiamo avere quel cuore! Lui è in catene, in prigione, avendo sofferto molto e non chiede: “oh prego che Dio possa liberarmi dalle sofferenze”. No, lui prega per più porte aperte.

In Colossesi 4:18 lui dice

18 Il saluto è stato scritto di mia propria mano, di me, Paolo. Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi. Amen. (Colossesi 4:18)

Ricordatevi delle mie catene”. Paolo fa questo piccolo commento: “ricordate che sono in carcere per l’evangelo”. Che cuore! Io voglio quel cuore. Io non voglio preoccuparmi delle sofferenze quando mi arrivano. Possono essere fisiche, emotive, economiche o persecuzioni. Io voglio fidarmi di Dio, e voglio essere usato da Dio per la sua gloria, a prescindere dalle sofferenze.

Paolo parla in 2 Timoteo di quando era in prigione per la seconda volta a Roma. Lui sapeva che fra poco sarebbe stato messo a morte. Voglio leggere quello che scrive in mezzo alla grande sofferenza di affrontare la morte.

16 Conceda il Signore misericordia alla famiglia di Onesiforo, perché spesse volte egli mi ha confortato e non si è vergognato delle mie catene; 17 anzi, venendo a Roma, mi ha cercato con molta sollecitudine e mi ha trovato. (2 Timoteo 1:16-17)

Dio ha confortato e consolato Paolo tramite questo fratello. Voglio ricordare anche questo. Dio ci cura e ci consola nel modo giusto, al momento giusto. Io voglio essere sensibile alle sofferenze degli altri, perché così posso essere io uno strumento di Dio, come Onesiforo che Dio ha usato per consolare Paolo. Questo fa parte del piano di Dio. Prego che tu non sia focalizzato su te stesso, ma avrai questa sollecitudine di notare chi sta soffrendo per aiutare gli altri.

In 2 Timoteo 2:10 Paolo dichiara:

10 Perciò io soffro ogni cosa per gli eletti, affinché anch'essi ottengano la salvezza che è in Cristo Gesù insieme alla gloria eterna. (2Timoteo 2:10)

Paolo dice: “io soffro ogni cosa”. Perché? “… per gli eletti, affinché anch'essi ottengano la salvezza che è in Cristo Gesù insieme alla gloria eterna.” Io so che Dio ha un suo popolo e io so che Dio ha delle persone che lui ha eletto, ma non possono essere salvati finché non sentono l’evangelo. Per credere bisogna sentire e per sentire serve chi predica. Perciò io sono pronto a soffrire ogni cosa per poter proclamare affinché possano credere? Leggo quello e mi chiedo: “sono veramente pronto a soffrire ogni cosa o mi tiro indietro dalle sofferenze?” Io voglio più di Cristo e voglio che Cristo sia glorificato. Voglio che più persone siano salvate, allora devo essere pronto a soffrire, ma non è una brutta cosa. Paolo capiva il valore di soffrire. Voglio che preghiamo di capire anche noi il valore.

In 2 Timoteo 4:6-8, Paolo sta parlando di essere offerto in libagione. Le libagioni erano offerte di un vaso fine di liquido che una volta riempito non si poteva mettere giù. Dovevi versare e consumare tutto. Quando Paolo dice in questo brano: “sto per essere offerto in libagione” vuol dire “sto per essere messo alla morte”. Le sofferenze arrivano al culmine. Paolo dice che sta per essere messo a morte fra poco, ma lui era pronto e poteva guardare indietro a come aveva vissuto. Che stimolo per noi.

6 Quanto a me, sto per essere offerto in libagione, e il tempo della mia dipartita è vicino. 7 Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede. 8 Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione. (2 Timoteo 4:6-8)

Paolo stava per morire per la fede. Lo sapeva, ma era pronto. Infatti poteva guardare indietro e dire: Signore, “ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede.” Lui aspettava “la corona di giustizia” e dice che tutti coloro che amano l'apparizione di Gesù Cristo avranno la corona della giustizia.

Quanto è importante, fratelli e sorelle, che guardiamo in avanti non indietro. Quanto è importante che guardiamo in avanti e non alle sofferenze di oggi. Guardiamo in avanti a quello che riceveremo quando finiamo questa corsa e ci troveremo davanti a Gesù Cristo.

In 1 Corinzi 4:11 abbiamo una breve descrizione delle sofferenze di Paolo:

11 Fino a quest’ora noi soffriamo la fame, la sete e la nudità; siamo schiaffeggiati e non abbiamo alcuna fissa dimora,( 1Corinzi 4:11)

La vita di Paolo era durissima, ma lui guardava a Cristo. Non era scoraggiato per questo. A volte sono scoraggiato, e non ho mica sofferto come Paolo. Quando sono scoraggiato è perché non sto guardando Cristo e non sto guardando all'eternità. Quando tu sei scoraggiato, aggravato o quando tu gridi: “perché?” non stai guardando a Cristo. Paolo cercava la sua gioia in Gesù Cristo, non nelle circostanze. Aveva imparato a stare bene in qualunque circostanza. Leggo quello che dice in Filippesi 4:12

12 So essere abbassato, e so vivere nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria (Filippesi 4:12)

Paolo aveva imparato a guardare a Cristo. Tu stai guardando a Cristo? Io sto guardando a Cristo?

Immaginiamo una coppia che aspetta una bambina. Se loro hanno buoni amici, sapranno dai loro racconti che ci saranno notti senza sonno. Potrebbe essere un tempo anche prolungato e ci sarà tanta grande stanchezza a volte, che è solo l'inizio delle sofferenze che ci sono quando c’è un figlio. Quelle sono le piccole sofferenze, anche se al momento sembrano grandi. Dove avrà gli occhi questo genitore? Sulle sofferenze? Sulla stanchezza? Sulla fatica? O avrà gli occhi sulla benedizione di crescere un figlio aiutandolo a conoscere Dio?

C’è sofferenza e c’è fatica, ma spesso c’è sofferenza dai figli non quando sono piccoli, ma quando sono grandi. C’è sofferenza e il nostro cuore è spezzato. Ma abbiamo un Padre che ci consola. Quanto è importante ricordare questo. Dio Padre non ci lascia mai soli e qualunque sofferenza tu hai, ricordati: “il mio Dio lo sa ed è con me”.

Leggo 2 Corinzi 1:3-4, 8

3 Benedetto sia Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione, 4 il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, per mezzo della consolazione con cui noi stessi siamo da Dio consolati, possiamo consolare coloro che si trovano in qualsiasi afflizione. (2Corinzi 1:3-4)
8 Perché non vogliamo, fratelli, che ignoriate la nostra afflizione che ci capitò in Asia, come siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa.( 2 Corinzi 1:8)

Paolo conosceva le sofferenze, ma Paolo conosceva il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione. Quello è il nostro Dio e nostro Padre, se siamo in Cristo. Esorto ciascuno di noi a ricordare che abbiamo un Padre pronto a consolarci, e lo farà, lui non ci lascia mai, Ricordati questo: quando soffri, ringrazia Dio, “Padre, grazie che tu sei con me. Tu ci sei. Hai promesso di non lasciarci, di non abbandonarci mai.”

Ci sono delle persone che non vogliono soffrire, perciò non amano, perché il vero amore produce sofferenza. Produce sofferenza quando tu ami qualcuno e quella persona non cammina bene, come esempio.

Voglio leggere 2 Corinzi 2:4 dove Paolo scrive ai Corinzi dopo averli scritti nella prima Epistola quando stavano camminando molto male.

4 Vi ho scritto infatti con molte lacrime e con grande afflizione e angoscia di cuore, non perché foste rattristati, ma perché conosciate il grandissimo amore che ho per voi.(2 Corinzi 2:4)

Paolo aveva afflizione, angoscia di cuore e lacrime, perché aveva visto loro camminare male e stare male, e questo lo aggravava. Questo è amore. Ed io voglio amare di più, pur sapendo che amare di più mi farà soffrire di più. Che Dio mi aiuti! Io voglio amare di più sapendo di dover soffrire di più. Prego che ognuno voglia amare di più. Paolo si presenta più volte come esempio da imitare. Senti come parla:

4 ma in ogni cosa raccomandiamo noi stessi come ministri di Dio con molta pazienza nelle afflizioni, nelle necessità, nelle distrette, (2Corinzi 6:4)

Poi in 2 Corinzi 7:4

4 Io uso una grande franchezza con voi e ho molto di che gloriarmi di voi; sono ripieno di consolazione e sovrabbondo di gioia in mezzo a tutta la nostra afflizione (2 Corinzi 7:4)

Paolo aveva grande afflizione, ma era ripieno di consolazione e sovrabbondava di gioia. Voglio ricordare questo e tenere in mente questa verità. È molto importante. Il fatto che noi abbiamo sofferenza non esclude di avere grande gioia. La sofferenza non ostacola la gioia quando la cerchiamo nel posto giusto. Se cerchiamo la gioia nel posto sbagliato, non avremo gioia. Se cerchiamo la gioia in un vita più facile, che le persone non ci trattino in modo ingiusto, o in altre cose, non avremo gioia. Se noi cerchiamo la gioia nel conoscere di più Cristo e vedere l’opera di Cristo che cresce, noi avremo gioia anche nelle sofferenze, come Paolo, un esempio per noi.

Paolo aveva evangelizzato in Macedonia, dove c’è Tessalonica, e quei credenti avevano grandi sofferenze, eppure avevano grande gioia. Quando sentirono che c’era bisogno di fare un’offerta per Gerusalemme, volevano partecipare, nonostante la loro estrema povertà. Paolo usa loro come esempio per i Corinzi. Leggiamo 2 Corinzi 8:1-2:

1 Ora, fratelli, vi facciamo conoscere la grazia di Dio, che è stata data alle chiese della Macedonia, 2 e cioè, che in mezzo a molte prove di afflizione, l'abbondanza della loro gioia e la loro estrema povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità. (2 Corinzi 8:1-2)

Loro stavano male, grandi afflizioni, grande sofferenza, grande povertà, estrema povertà, ma loro volevano dare oltre i loro mezzi e avevano una grande gioia. Infatti Paolo scrivendo ai credenti di Macedonia i Tessalonicesi, scrive in 1 Tessalonicesi 1:6

6 E voi siete divenuti nostri imitatori e del Signore, avendo ricevuta la parola in mezzo a tanta afflizione con la gioia dello Spirito Santo (1Tessalonicesi 1:6)

Loro avevano ricevuto la Parola in mezzo alle molte afflizioni, con la gioia dello Spirito Santo. Che il Signore ci aiuti a vivere così. Paolo aveva gioia e consolazione sentendo della crescita di altri, non in base alle sue circostanze, ma quello che sentiva degli altri.

Voglio leggere 1 Tessaloniesi 3:7 che dice:

7 per questo, fratelli, noi siamo stati consolati a vostro riguardo, in tutta la nostra afflizione e sofferenza, a motivo della vostra fede, (1Tessalonicesi 3.7)

Sentendo della vostra fede, “siamo stati consolati”. Sentendo della vostra crescita, “siamo stati consolati” in mezzo a “tutta la nostra afflizione”. Se tu vuoi consolazione, cerca la gioia in quello che Dio sta facendo.

Voglio notare la gioia e il ringraziamento che Paolo aveva sentendo della crescita di quei credenti di Tessalonica. 2 Tessalonicesi 1:3-4

3 Noi siamo obbligati a rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli, come è ben giusto, perché la vostra fede cresce grandemente e l'amore di voi tutti individualmente abbonda l'un per l'altro, 4 tanto che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, per la vostra perseveranza e fede in tutte le vostre persecuzioni ed afflizioni che sostenete.(2 Tessalonicesi 1:3-4)

Paolo trovava gioia vedendo la crescita degli altri. Dove trovi la tua gioia. Dove trovo la mia gioia? Se la troviamo nel posto giusto, ci sarà sempre gioia, perché Dio è sempre all'opera.

Voglio leggere in 2 Timoteo. Ricordate che Paolo era in prigione a Roma la seconda volta e stava per essere messo alla morte. Era stato abbandonato più o meno da tutti. Onesiforo è venuto a trovarlo ma stava soffrendo. E Paolo parla di Dio e la sofferenza, ed esorta Timoteo, e questa esortazione vale per noi. Paolo non scrive come uno studioso nel suo studio comodo. Scrive come uno che stava per essere messo alla morte, in sofferenza. Sentite questa esortazione in 2 Timoteo 1:7:

7 Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di potenza, di amore e di disciplina (2 Timoteo 1:7)

Se tu sei in Cristo, tu hai questo spirito da Dio. È da adoperare, ma tu hai lo spirito non di paura ma di potenza. Fortificatevi nel Signore. “Di amore”, amatevi intensamente, e “di disciplina”.

Poi anche 2 Timoteo 1:8-13 vale per noi:

8 Non vergognarti dunque della testimonianza del Signor nostro, né di me suo prigioniero, ma soffri anche tu con me per l'evangelo, secondo la potenza di Dio, 9 che ci ha salvati e ci ha chiamati con una santa vocazione, non in base alle nostre opere, ma secondo il suo proponimento e la sua grazia, che ci è stata data in Cristo Gesù prima dell'inizio dei tempi, 10 ed ora è stata manifestata per mezzo dell'apparizione del Salvator nostro Gesù Cristo, che ha distrutto la morte e ha fatto risplendere la vita e l'immortalità per mezzo dell'evangelo, 11 di cui io sono stato costituito araldo, apostolo e dottore dei gentili. 12 Per questo motivo io soffro anche queste cose, ma non me ne vergogno, perché so in chi ho creduto, e sono persuaso che egli è capace di custodire il mio deposito fino a quel giorno. 13 Ritieni il modello delle sane parole che hai udito da me nella fede e nell'amore, che sono in Cristo Gesù.( 2 Timoteo 1:8-13)

Che possiamo essere così. Che possiamo avere fede in Dio, guardando a Cristo anche nella sofferenza più profonda, anche se affrontiamo la morte. Che possiamo non vergognarci di Cristo, ma che possiamo fortificarci in lui e soffrire dentro la prova che Lui stesso ha scelto per noi.

Paolo capiva che Timoteo era spesso debole e lui dice a Timoteo in 2 Timoteo 2:1-7, quello che serve per noi.

1 Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù; 2 e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri. 3 Tu dunque sopporta afflizioni, come un buon soldato di Gesù Cristo. 4 Nessuno che presta servizio come soldato s'immischia nelle faccende della vita, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. 5 Similmente, se uno compete nelle gare atletiche, non riceve la corona se non ha lottato secondo le regole. 6 L'agricoltore, che lavora duramente, deve essere il primo a goderne i frutti. 7 Considera le cose che dico, e il Signore ti darà intendimento in ogni cosa. (2 Timoteo 2:1-7)

Questo vale per me e vale per te. Paolo dice: “considera le cose che dico” e sta parlando delle sofferenze, delle fatiche, e del premio. “… e il Signore ti darà intendimento”. Cioè, il Signore ti aiuti a capire di non ritirarti indietro a causa di sofferenza, ma di andare avanti.

Paolo si dà sempre come esempio come in 2 Timoteo 3:10-12

10 Ma tu hai seguito da vicino il mio ammaestramento, la mia condotta, il mio consiglio, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia perseveranza, 11 le mie persecuzioni, le mie sofferenze, che mi sono accadute ad Antiochia, a Iconio e a Listra, tu sai quali persecuzioni ho sostenuto, ma il Signore mi ha liberato da tutte. 12 Infatti tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati,

E se uno non vuole vivere pienamente in Cristo Gesù, non è salvato. Se uno non ha quel cuore, quel desiderio di vivere pienamente in Cristo Gesù, non sarà salvato. Ogni vero credente sarà perseguitato. Paolo ci prepara per questo: “Timoteo, hai visto la mia vita e hai visto le mie sofferenze e le mie persecuzioni. Cammina anche tu come me.” Paolo dice questo per prepararci per le persecuzioni che avremo.

In 2 Timoteo 4:1-5 Paolo dice a Timoteo: “Ti scongiuro…”. “Scongiurare” è una parola molto forte e lui scongiura Timoteo perché non vuole che abbia timore.

1 Ti scongiuro dunque davanti a Dio e al Signore Gesù Cristo, che ha da giudicare i vivi e i morti, nella sua apparizione e nel suo regno: 2 predica la parola, insisti a tempo e fuor di tempo, riprendi, rimprovera, esorta con ogni pazienza e dottrina. 3 Verrà il tempo, infatti, in cui non sopporteranno la sana dottrina ma, per prurito di udire, si accumuleranno maestri secondo le loro proprie voglie 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità per rivolgersi alle favole. 5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta afflizioni, fa' l'opera di evangelista e adempi interamente il tuo ministero. (2 Timoteo 4:1-5)

La maggioranza di noi non siamo evangelisti, ma abbiamo tutti la chiamata di proclamare Cristo e di essere la luce del mondo. Perciò non dobbiamo ritrovarci indietro, ma dobbiamo adempiere interamente il nostro ministero, non avendo timore, ma essendo vigilanti in ogni cosa e sopportando afflizioni in Cristo Gesù. Questa è la nostra chiamata.

Romani 8:17 ci ricorda che non c'è salvezza senza la sofferenza.

17 E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati. (Romani 8:17)

In Romani 8:23 leggiamo che in questo corpo siamo in attesa di essere trasformati nell'immagine di Cristo, ma per il resto ci sono sofferenze.

23 E non solo esso, ma anche noi stessi, che abbiamo le primizie dello Spirito noi stessi, dico, soffriamo in noi stessi, aspettando intensamente l'adozione, la redenzione del nostro corpo. (Romani 8:23)

Quando Gesù Cristo ritornerà, il nostro corpo sarà trasformato e non saremo più capaci a soffrire ma aspettiamo.

Poi, Filippesi 1:29

29 Poiché a voi è stata data la grazia per amore di Cristo, non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui,(Filippesi 1:29)

Paolo dichiara che è una grazia soffrire per Cristo Gesù. Abbiamo ricevuto questa grazia di credere. È una grazia se crediamo. Non è che abbiamo scelto di credere, è una grazia da Dio. Ma abbiamo anche ricevuto la grazia di soffrire per Cristo. Questa fa parte della vita cristiana. Non è una cosa brutta, è un privilegio. Che possiamo capire questo.

Consideriamo una coppia che si sposa quando hanno venti anni, desiderano un figlio, ma hanno quarant'anni prima che Dio concede loro un figlio. Finalmente questo figlio così desiderato arriva dopo venti anni. Come devono vedere la sofferenza di rimanere in piedi la notte? Come una cosa terribile, o come parte di un immenso privilegio?

Come parte di un immenso privilegio, ed è un immenso privilegio di essere in Cristo, avere la vita eterna e sapere che saremo davanti a Dio santi e senza macchia, nell'amore per tutta l’eternità. Le sofferenze fanno parte di questa vita e per portare gloria a Cristo, una parte vuol dire soffrire per Cristo. Abbiamo questa grazia. Grazie a Dio però che ci sarà il giudizio dove Cristo ritornerà e giudicherà coloro che ci hanno fatto soffrire, se non si ravvedono. 2 Tessalonicesi 1:5

5 Questa è una dimostrazione del giusto giudizio di Dio, affinché siate ritenuti degni del regno di Dio per il quale anche soffrite, (2 Tessalonicesi 1:5)

Non è un problema soffrire per Cristo. Fa parte di questo privilegio.

In 1 Pietro 3 e 4 leggiamo

14 Ma, anche se doveste soffrire per la giustizia, beati voi! «Or non abbiate di loro alcun timore e non vi turbate», (1 Pietro 3:14)
17 E' meglio infatti, se tale è la volontà di Dio, soffrire facendo il bene piuttosto che facendo il male (1 Pietro 3:17)
15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida o ladro o malfattore, o perché si impiccia negli affari degli altri; 16 ma, se uno soffre come cristiano, non si vergogni, anzi glorifichi Dio a questo riguardo.( 1Pietro 4:15-16)

Camminiamo in santità, in modo che la sofferenza che abbiamo non è perché abbiamo meritato la sofferenza. Gioiamo in questa afflizione.

Un’altra grande lezione è ricordare che la sofferenza e le afflizioni servono per compiere l'opera di Dio in noi. Romani 5:1-3

1 Giustificati dunque per fede abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, 2 per mezzo del quale abbiamo anche avuto, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo saldi e ci vantiamo nella speranza della gloria di Dio. 3 E non soltanto questo, ma ci vantiamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce perseveranza, (Romani 5:1-3)

E sapendo che l’afflizione serve leggiamo cosa dice Romani 8:25

25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza. (Romani 8:25)

Abbiamo da soffrire e abbiamo afflizioni. Aspettiamo con pazienza quello che Dio sta facendo.

2 Corinzi 4:16-18 parla delle afflizioni e parla della prospettiva eterna. È fondamentale parlare e di vedere le nostre afflizioni con una prospettiva eterna.

16 Perciò noi non ci perdiamo d'animo; ma, anche se il nostro uomo esteriore va in rovina, pure quello interiore si rinnova di giorno in giorno. 17 Infatti la nostra leggera afflizione, che è solo per un momento, produce per noi uno smisurato, eccellente peso eterno di gloria; 18 mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne. (2Corinzi 4:16-18)

Questa è la verità che ci serve. Ci sono sofferenze. In sé sono pesantissime a volte, ma non se le confrontiamo con il peso eterno di gloria che abbiamo davanti a noi.

Voglio aiutare ognuno di voi a ricordare di non confrontare questa vita con l’eternità, pensando che qui sia troppo grande. Qui è niente in confronto all’eternità. L’afflizione è niente in confronto con il peso di gloria. L’afflizione è niente con quanto durerà l'eternità. Che Dio ci aiuti a tenere sempre in mente l’eternità e il peso eterno di gloria che ci spetta, e che possiamo aiutarci gli uni gli altri in questo.

Siamo designati da Dio a soffrire come dice in 1 Tessalonicesi 3:2-3. Ricordate che avevano sofferto molto.

2 e mandammo Timoteo, nostro fratello e ministro di Dio, e nostro compagno d'opera nell'evangelo di Cristo, per confermarvi e confortarvi nella vostra fede, 3 affinché nessuno fosse scosso in queste afflizioni, poiché voi stessi sapete che a questo noi siamo stati designati.

Siamo designati a questo. Siamo stati chiamati a soffrire in questa vita. Fa parte dell’opera di Dio. Non è uno sbaglio. Non è che Dio ci ha dimenticato. Le sofferenze e le afflizioni sono strumenti nelle mani di Dio. Sono necessarie per purificarci e sono necessarie per promuovere l'opera di Dio. Ma in tutto questo vediamo la potenza di Dio nella nostra debolezza.

Voglio semplicemente incoraggiare ognuno ad avere una prospettiva eterna. Non so in quale circostanze ti trovi in questo momento e non so quale grande afflizione potrebbe arrivarti domani, ma ci sarà. Prego che possiamo avere una prospettiva eterna, e così avere gioia, grande gioia. Paolo trovava grande gioia sentendo dell’opera di Dio in altri credenti. Anche noi possiamo avere la stessa grande gioia.

Se la gloria di Cristo e il suo regno è quello che desideriamo, qual è la nostra preghiera? Quando non siamo focalizzati su noi stessi e la nostra vita, e nemmeno solo sulla nostra famiglia, ma sull’opera di Dio, il Padre nostro, qual è la preghiera?

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà.

Stiamo desiderando che Dio sia glorificato? Quando questo è il tuo cuore, tu puoi avere grande gioia nelle sofferenze e conoscerai la consolazione di Dio.

Che Dio ci aiuti a vedere la sua gloria e a desiderare che sia glorificato. Grazie a Dio, possiamo fortificarci nella sua forza e lui è il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione. Che possiamo essere un popolo che guarda a Dio, che desidera la sua gloria, che aspetta i suoi tempi e che confida in lui.